Attenzione
Permessi facili ai cinesi: processo a rischio a Pistoia
Dopo la riformulazione dei capi d’imputazione potrebbe arrivare la prescrizione per i 79 indagati
PISTOIA. Se non decisiva, sarà sicuramente molto importante l’udienza del prossimo 23 marzo per il futuro dell’inchiesta che ha portato davanti al gup del tribunale 79 persone per i permessi di soggiorno facili a cittadini stranieri. Il giudice dell’udienza preliminare Patrizia Martucci dovrà decidere sulle eccezioni preliminari poste ieri mattina dagli avvocati difensori, che vanno dalla prescrizione dei reati, all’incompetenza territoriale dei giudici pistoiesi, alla nullità dell’avviso di conclusione delle indagini notificato agli indagati.
La precedente udienza, il pubblico ministero, Giuseppe Grieco, aveva ha chiesto ed ottenuto il rinvio per riformulare i capi di imputazione: non dal punto di vista dei fatti contestati, ma solo da quello dell’inquadramento giuridico. In pratica, escludendo un’aggravante prevista solo con l’entrata in vigore delle normative sull’immigrazione clandestina successiva all’epoca dei fatti oggetto dell’inchiesta.
Fatto sta che se da un lato ciò comporta la possibilità da parte di tutti gli imputati di chiedere il patteggiamento per chiudere la vicenda senza un processo, dall’altro riduce anche il tempo per la prescrizione dei reati, che avverrebbe a luglio. Sempre che, però, durante il processo, che comunque sarebbe celebrato, non emergessero ulteriori contestazioni tali da costituire altri tipi di aggravante.
Oltre che per l’ipotesi prescrizione, il processo potrebbe saltare anche per la questione della competenza: secondo alcuni difensori, infatti, i reati che hanno dato il via all’inchiesta sarebbero avvenuti a Prato e, perciò, dovrebbero essere la procura e i giudici pratesi ad occuparsene (con il relativo allungamento dei tempi che porterebbe anche qui alla prescrizione). Stesso risultato potrebbe avere il riconoscimento della nullità dell’avviso di conclusione delle indagini e , di conseguenza, di quello di fissazione dell’udienza preliminare.
L'indagine era stata avviata dalla Digos della questura, oltre cinque anni fa, come filone di quella che, nell'aprile 2009, portò all'arresto di 11 persone per i reati di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Imputati, imprenditori, artigiani e semplici cittadini che in cambio di soldi si sarebbero prestati a dichiarare il falso per far ottenere il permesso di soggiorno a cittadini orientali. Gli indagati sono residenti in varie città e province della Toscana, da Pistoia a Prato, da Firenze a Pisa. Per 68 di loro gli inquirenti ritengono che abbiano firmato dichiarazioni false di disponibilità all’accoglienza e all'assunzione, in modo da consentire l'accesso in Italia attraverso il sistema dei "flussi"; 35 sono invece accusati di concessione di locazioni fasulle; per 29 c'è anche l'accusa di aver contraffatto i documenti necessari a ottenere il ricongiungimento familiare.
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