Il Tirreno

Pistoia

tragedia all’asilo

Ecco perché il pm chiede l’archiviazione per la morte di Mattia

I genitori del piccolo Mattia insieme al loro legale Maurilio D'Angelo
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I genitori del piccolo Mattia insieme al loro legale Maurilio D'Angelo

Pistoia, impossibile al termine delle indagini stabilire se quando è stato scosso il bambino fosse con le maestre oppure a casa con mamma o nonna

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PISTOIA. L’impossibilità di individuare, con il necessario grado di certezza o di elevata probabilità, il momento dello scuotimento, impedisce di esercitare l’azione penale sia nei confronti delle tre indagate sia nei confronti di coloro che sono state in compagnia del bimbo nelle ore precedenti il suo ingresso all’asilo (la madre e la nonna), essendo oltremodo chiaro che tale esercizio può avvenire solo in presenza di una chiara responsabilità individuale e che nessun contributo ulteriore potrebbe essere fornito da un ipotetico dibattimento.

Riassume con queste parole, il pm Claudio Curreli, al termine delle sue motivazioni, le ragioni per cui, al termine delle indagini è stato costretto a chiedere l’archiviazione del fascicolo sulla morte del piccolo Mattia Pierinelli, avvenuta il 7 dicembre 2009, cinque giorni dopo che il bambino si era sentito male mentre si trovava all'asilo nido comunale Lago Mago di Pistoia.

Insomma, allo stato delle attuali conoscenze scientifiche e in base a quelli che sono stati gli accertamenti effettuati nell’immediatezza del fatale malore, il piccolo Mattia non potrà ottenere giustizia, nonostante perizie e testimonianze abbiano fornito “concreti e significativi elementi di fatto e di giudizio” per individuare nella sindrome del bambino scosso (Sbs) la causa della morte del piccolo: ma non hanno consentito, spiega il pm, di individuare con certezza il preciso momento in cui la suddetta sindrome è insorta, quello in cui si è verificato l’evento traumatico che l’ha determinata e, di conseguenza, chi sia stato l’autore dello scuotimento.

Tra le 7 e le 11 della mattina in cui entrò in coma all’asilo dicono i periti nominati dal gip per l’incidente probatorio.

Che però, spiega il pm, vanno oltre: “Non si può attualmente escludere che plurimi eventi di trauma cranico abusivo tipo Sbs, ma di grado nettamente minore, possano essere effettivamente accaduti nei giorni antecedenti... Tale ipotesi potrebbe essere coerente con quanto affermato dall’oculista che visitò il bambino alle 19 del 2 dicembre, riportando emorragie retiniche pregresse.” La stessa oculista che, lo scorso 3 febbraio, nel corso degli ulteriori accertamenti seguiti all’incidente probatorio, ha confermato al pm quanto scritto nel diario clinico di allora: presenza in entrambi gli occhi di emorragie epiretiniche, massive, di aspetto pregresso. Spiegando che, con pregresso, intendeva riferibile anche ad eventi non collocabili nella stessa giornata del 2 dicembre.

A sollevare ulteriori dubbi su tempi e luoghi, secondo il pm, anche le dichiarazioni che gli stessi genitori e la nonna, o i medici che con loro ebbero modo di parlare, resero nell’immediatezza: Mattia già da qualche giorno non era in perfette condizioni fisiche, era inappetente mostrava una sonnolenza non normale, la notte precedente non aveva dormito. Uno dei medici testimoniò di aver saputo dal padre che negli ultimi giorni il piccolo, nel momento n cui cercava di farlo addormentare, pur guardandolo non “agganciava il suo sguardo”, come se fosse “non presente”.

L’ultima parola sull’archiviazione, contro la quale i legali della famiglia hanno già annunciato che presenteranno opposizione, spetta ora al gip del tribunale.

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