Sicurezza
Mobilifici dimezzati in cinque anni
I devastanti effetti di una crisi senza fine: indici a picco per produzione, export, occupazione e numero di imprese
QUARRATA. Dalle 714 imprese attive in provincia nel 2009, alle 372 del 2014. Questi i crudi dati che illustrano l’effetto della crisi che ha dimezzato il comparto produttivo del mobile.
I dati della Camera di commercio di Pistoia mostrano un andamento sempre negativo. Quello sul 2014 sfiora un -6%, a fronte del totale manifatturiero che si assesta sul -2%. Negli ultimi cinque anni la discesa non si è mai fermata per le imprese del settore, concentrate soprattutto a Quarrata. Nel 2014 l’export ha continuato a crollare (-7,1%) e il tasso di mortalità delle aziende ha raggiunto il 7,7%, traguardo nero già tagliato due anni prima. Quasi dimezzati, secondo le stime di Confindustria Pistoia, gli addetti del settore legno tra il 2007 e il 2013. Il crollo è del 46% e non include l’enorme fetta dei cassintegrati.
La grave situazione è legata in misura rilevante alla crisi generalizzata che ha investito importanti destinazioni europee. Fra il 2007 e il 2013 il valore delle esportazioni pistoiesi di mobili è diminuito del 49% (dati Istat), la produzione del 54% (indagini Confindustria Pistoia). Non è così nel resto d’Italia, dove le esportazioni del settore sono diminuite del 13%, la produzione del 29%. In una giungla di licenziamenti, ristrutturazioni aziendali e chiusure, dove adesso a gravare è anche il blocco dell’export in Russia, c’è chi regge, investe e lavora. È il caso di Goldconfort, nata nel Duemila. «Puntiamo sulla qualità e il servizio al cliente» dice Lorenzo Leporatti, 35 anni, tra i titolari dell’azienda. «La qualità paga, ma ci vuol tempo. Quarrata ha perso credibilità e il rilancio del nome ancora non si vede».
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Leporatti denuncia inoltre l’assenza di Regione e Comune negli aiuti al comprato, ad esempio per le fiere. E poi: la tassazione alle stelle e un sistema creditizio inaccessibile. Gianni Overi di Formitalia, che esporta prodotti di lusso in tutto il mondo, dagli Emirati Arabi alla Cina, mette in chiaro che la lotta, per chi resiste, «è continua».
«Non possono sempre aumentare le tasse. Basta con questo mondo parassitario e improduttivo – dice Overi - Il paese Italia ormai non è competitivo. La manodopera ha dei costi enormi per un imprenditore. Non è la paga il problema, ma tutto il resto. Il taglio del personale nelle nostre aziende andava fatto dieci, otto anni fa. Ad un certo punto infatti, c’è stato un eccesso di produzione e un calo di richiesta. L’unica cosa da fare era abbassare il prezzo, e così hanno fatto».
Secondo Fillea Cgil, la corsa al basso costo ha contribuito a distruggere il settore. Oltre a tirar giù la qualità, ha aperto le porte alla manodopera illegale. Lo hanno denunciato i dipendenti delle aziende quarratine in un’assemblea organizzata dal sindacato lo scorso ottobre, quando è stata promessa una task force per i controlli. «Da novembre – informa Cgil - aspettiamo che il Comune ci convochi».
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«Nella situazione attuale, servirebbe una moratoria sui continui prelievi. Invece – dice Gianni Overi, gruppo Formitalia - le tasse aumentano sempre. Oggi le aziende hanno una grande necessità: fermare la decimazione delle entrate. Se non si fa niente, anche da questo punto di vista, il mondo del mobile andrà perso. Ho 50 curricula al giorno sulla mia scrivania».
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Per Overi due sono i passi da fare. Abbassare le tasse e investire in formazione all’interno delle aziende.
«I soldi pubblici per farlo ci sono, ma andrebbero spesi meglio di come hanno fatto finora».
Infine, c’è il credito. «Occorre che il sistema creditizio creda nel mobile. In passato le banche si sono concentrate nell’edilizia, scordandosi il manifatturiero. Poi però l’edilizia è andata com’è andata… Ci sono aziende del mobile che ancora sanno fare un eccellente prodotto. Bisogna che le banche se ne rendano conto».
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