Il Tirreno

Pistoia

crisi economica

Le piccole imprese boccheggiano

Alessandra Tuci
Renzo Vettori illustra la congiuntura economica pistoiese
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Renzo Vettori illustra la congiuntura economica pistoiese

Niente ripresa, a Pistoia esportazioni sotto la media italiana. Profondo rosso per mobile, edilizia e tessile

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PISTOIA. Quadro negativo a Pistoia per le piccole aziende nel secondo semestre del 2014, un po’ meglio per quelle medio-grandi, ma comunque minore delle aspettative. È quello che emerge dai dati dell’indagine del Centro studi Confindustria Pistoia sull’andamento delle imprese nel 2014.

La ripresa tanto auspicata ed attesa tra la fine del 2013 e gli inizi del 2014 non si è verificata. Cause principali? La contrazione persistente dell’economia italiana, pochi consumi ed investimenti, oltre a crisi geopolitiche devastanti, come quella in Medio Oriente.

«Sul territorio pistoiese le piccole imprese, ovvero quelle con un massimo di 10 addetti, costituiscono l’80-90% del tessuto industriale – spiega Cristiana Pasquinelli, consigliere Confindustria Pistoia – e sono proprio queste ad avere un’enorme difficoltà ad andare avanti, provate dalla lunghezza della crisi. Una piccola positività si vede solo nelle aziende più grandi».

«La crescita effettiva si è rivelata inferiore rispetto alle previsioni: questo riguarda tutti i paesi, a partire dall’Italia – spiega Renzo Vettori, Confindustria Pistoia – Agli inizi del 2014 le imprese pistoiesi pensavano di avere una maggiore richiesta estera, ma le esportazioni in realtà sono in forte rallentamento, addirittura sotto la media italiana».

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Caso particolare è stato il tessile, mosca bianca tra i vari settori, in forte crescita nel primo semestre del 2014, frenato poi nella seconda parte dell’anno, forse a causa del fatto che la struttura produttiva è in parte “terzista”, con eventuali minori commesse in una situazione di attesa.

«In piccolissima crescita il settore metalmeccanico nel secondo semestre del 2014, a differenza del primo – dice Renzo Vettori – Molto negativo il settore del mobile, in modo persistente per tutto il 2014, così come quello tessile e quello dell’edilizia: Buono il settore alimentare rispetto alla media italiana. Piccola crescita nel settore della carta ed in quello delle calzature».

«Purtroppo non si vedono per adesso prospettive di ripresa stabile, c’è ancora il peso dell’adeguamento ed è difficile fare previsioni, anche se emerge una punta di ottimismo nelle imprese che sono riuscite a rimanere a galla e a non affogare nella crisi. Punto negativo però riguarda ancora l’occupazione – continua Vettori – Quali sono i fattori che potrebbero portare ad una ripresa importante? Una moderazione dei prezzi dei prodotti energetici, in primis una riduzione del prezzo del petrolio; poi una debolezza dell’euro potrebbe essere un elemento di crescita, così come bilanci meno rigidi, dato che una politica di rigore estremo della spesa pubblica non può protrarsi a lungo. Altro elemento favorevole per la ripresa sarebbe una maggiore liquidità per incentivare i prestiti alle imprese, anche se è difficile pensare che il bilancio delle banche italiane possa tollerare un’espansione del credito troppo allegra che potrebbe avere poi ripercussioni negative per le banche stesse».

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