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C’era una volta la Città del mobile

C’era una volta la Città del mobile

L’imprenditore: «Le mostre erano piene di clienti e tanti venivano da Prato»

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QUARRATA. «Da bambino, qui la domenica c’era il mondo. Era difficile persino passare attraverso i corridoi. E fuori, era uguale. Il carosello di macchine cominciava da Olmi e andava avanti per tutto il giorno». Le mostre piene di gente, viale Montalbano coperto di auto. Erano gli anni Ottanta. Alessandro Spinelli, di Spinelli e Lunardi, produttori e espositori di divani e poltrone dal 1960, se la ricorda così la “città del mobile”. Era un bambino. Per passare dai corridoi affollati della mostra, bisognava farsi sottili come alici. La domenica venivano in massa a Quarrata. E compravano. Oggi la vetrina della città, viale Montalbano, non è più così. In alcuni degli enormi fondi commerciali una volta tempio per l’imbottito, è rimasta solo la polvere. Per riempirli con nuove attività, il Comune ha proposto ai proprietari di concederli gratuitamente, per trenta giorni, ai commercianti e alle loro idee. Un tentativo di rilancio in una situazione già nera da anni.

«Adesso, anche quando c’è un po’ più di gente, non è minimamente paragonabile al pienone che c’era tra la fine degli anni Settanta e gli Ottanta – spiega Spinelli – Eppure fanno in modo di incassare lo stesso saldo con le mostre decimate. Moltissime hanno chiuso, stroncate dall’affitto e dalle tasse. Per far tornare ugualmente i conti con meno fondi aperti, cosa hanno fatto? Hanno alzato in modo esponenziale la tassazione. Questa continua pressione sempre in crescita, l’aumento della concorrenza a basso costo, la minor disponibilità economica della gente e la perdita della clientela in arrivo da Prato, hanno portato la “città del mobile” fino a qui».

Da oggi a ieri, tasse comprese, il passo è enorme. «Nell’epoca d’oro non c’era concorrenza e la gente aveva più possibilità di arredare. Praticamente non esisteva il low cost. Alla mobilia – continua Spinelli - veniva data un’importanza che oggi non si dà più. Si comprava una poltrona perché durasse nel tempo. In questi anni è stato il mondo a cambiare. Basta pensare che da Prato arrivava il 70% della clientela di Quarrata. E sappiamo tutti com’è andata per i pratesi. Prima giravano soldi e c’erano molte meno tasse. Ciò che uno guadagnava, se lo poteva mettere in tasca. Oggi no. Di soldi ne rimangono pochi, e quei pochi vanno al low cost».

Ed è proprio il prodotto a basso costo che, vent’ anni fa, sfiorò Quarrata. Ancora prima di avvicinarsi davvero però, fu cacciato senza appello. Allora il colosso svedese se ne andò a Sesto Fiorentino. «Se fosse vero che c’era la possibilità di avere Ikea qui, siamo stati dei polli a mandarla via. Avrebbe portato gente. Non dovevamo avere paura di quel tipo di produzione. La nostra – dice Spinelli - sarebbe rimasta quella di un sarto. La loro, un vestito della grande distribuzione. Ma almeno, avrebbe attirato migliaia di persone».

Un paio di anni fa, il Comune cominciò a trattare con un manager Ikea (non puntando ovviamente al commerciale ma alla produzione). L’obiettivo era quello di diventare fornitori della multinazionale. Dell’operazione, coperta da riserbo nel 2013, non se n'è saputo più niente.

Beatrice Faragli

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