Gioco
«Ho visto i bombardamenti non ho paura di quelli là»
Dopo la tentata rapina subita in casa Antonio Noligni è tornato alla sua vita ma a Badia a Pacciana in tanti ormai da tempo hanno perso la tranquillità
PISTOIA. Più forte dei suoi rapinatori. La paura l’ha conosciuta con i bombardamenti, durante la guerra. «Adesso – ci domanda – perché dovrei averne?». Novantaquattro anni e uno spirito da bambino. «Mica ho paura io» dice Antonio Noligni dopo la tentata rapina di lunedì, nella sua casa di via Lungobrana, a Badia a Pacciana.
«Quando mi hanno messo il sacco in capo, credevo fosse uno scherzo. Sennò li avrei “randolati” nell’aia». E invece non ha avuto il tempo di reagire. Alle sette e un quarto di sera, hanno suonato alla porta. In un baleno, erano già dentro. Con una pistola (che poi si è rivelata giocattolo) puntata alla tempia. Ma lui non si è arreso. «Quel guanto – racconta - pareva una grattugia, m’ha portato via i denti». Uno dei rapinatori gli ha infilato la mano in bocca. Il novantaquattrenne infatti, era riuscito a liberarsi dal panno utilizzato per non farlo gridare. «Ho continuato a mordere» dice.
Alle richieste delle sorelle Dina e Anna di passare qualche notte da loro, in compagnia, ha risposto no. Vuol continuare a restare solo nella sua casa. «Ho visto la guerra. I bombardamenti. Di cosa devo avere paura? La mia vita è sempre stata qui, tra i campi, l’orto e il bestiame. Sono stato fin troppo gentile. Ho aperto la porta ai ladri. Adesso speriamo di non vederli più».
Chissà se dietro quell’approccio alla vita e alla disavventura di lunedì, ci siano timori e qualche lacrima. Probabilmente sì. Inutile chiederlo però. La risposta è sempre la stessa. Antonio all’indomani della tentata rapina, apre una bottiglia di vin santo con le sorelle. Mangia un pezzo di dolce fatto in casa: anche se non potrebbe, «per via – dice – del colesterolo».
Intanto le indagini dei carabinieri di Pistoia vanno avanti a ritmo serrato. La banda infatti, ha tagliato la corda alle sette e trenta, quando hanno sentito il clacson di un’auto, dall’aia della vicina. «Era mia figlia – racconta Rosalba Rosati, da via Lungobrana – Suonava per dire alla bambina di scendere. Una bella suonata ha fatto. E poi di nuovo. Ho saputo ciò che era successo alle nove e mezza, quando sono venuti i carabinieri a casa mia. La paura c’è, non si può nascondere. Stiamo in una strada buia. Più volte abbiamo chiesto dei lampioni, ma niente. Non si è mai mosso nessuno. Sto qui da più di cinquant’anni. Prima si poteva lasciare tutto aperto, adesso abbiamo paura anche quando ci chiudiamo dentro. La situazione è cambiata negli ultimi tre anni. Abbiamo avuto i ladri anche qui».
Per Barbara De Grazia, che sta a Badia a Pacciana, è la rabbia a prevalere. «Sono andati a colpire un signore anziano e solo. Questa è una cosa inaccettabile. Se la vedessi con i miei occhi, non risponderei di me. La paura che possano entrare in casa c’è, ma che bisogna fare? Ormai entrano anche il giorno».
«Il pensiero che possa accadere qualcosa – continua Alba Bartolomei, la nipote di Antonio Noligni, che vive a poche centinaia di metri dallo zio – c’è sempre. Adesso ancora di più. L’anno scorso sono entrati anche da me. Li ho sentiti, verso le sei e mezza del mattino. Ho cominciato a gridare e se ne sono andati».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google