Il Tirreno

Pistoia

Umberto e lo sci: sulle vostre montagne è a misura di disabile

Elisa Valentini
Umberto Chierichetti scia sulle piste della Val di Luce dal 2008
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Umberto Chierichetti scia sulle piste della Val di Luce dal 2008

Ha imparato a sciare da seduto e scoperto la Val di Luce nel 2008: posti fantastici e persone preparate

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VAL DI LUCE. «L’emozione dello sci si vive anche da seduti. Anzi, adesso l’ebrezza della discesa è ancora più intensa». La storia di Umberto Chierichetti suscita spesso stupore. Tutto parte da una fatalità: un incidente automobilistico, tanto banale quanto grave, che ha stravolto la vita di questo 37enne residente a Busto Arsizio (Varese) e assiduo frequentatore della Val di Luce, dove oramai è divenuto di casa, abile sciatore che sfreccia sulle piste seduto nel suo monosci. Ma anzitutto è la storia di un carattere forte e brillante che lo ha portato ad una nuova e attivissima vita post-incidente. «Nel 2002 un lampo cambiò la mia esistenza - racconta Umberto- pochi secondi per sconvolgerla completamente: un'auto bucò lo stop ad un incrocio e io, nella mia macchina, venni travolto. Avevo 24 anni. Tentai di uscire dal veicolo: l’input dal cervello c’era, ma le gambe non andavano. Avevo dolore alla schiena e capii subito cos’era successo”. L’operazione, poi la lunga degenza in ospedale. E il ritorno a casa, alla vita quotidiana, ma seduto in carrozzina. «Con una lesione parziale al midollo – prosegue– si perde l’uso della parte del corpo corrispondente, nel mio caso le gambe. Ma non dovevo abbattermi: c’era stato un certo risveglio muscolare e avrei potuto rialzarmi in piedi e camminare, seppur con le stampelle. Tre anni di cure mediche e massicce dosi di volontà me l’hanno permesso e ho trovato anche il modo di tornare allo sci».

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A tre anni i nonni lo misero sugli sci, in Svizzera; da allora Umberto ha fatto parte di alcuni di sci club e gareggiato anche a livello regionale. L’incidente non poteva cancellare questa grande passione. «Nel 2008 seppi da un’amica che anche i disabili possono sciare e frequentai un corso con un’associazione sportiva – racconta - ho provato il monosci, attrezzo che serve per sciare da seduti. La tecnica è simile allo sci in piedi ma, anziché sulle gambe, per ottenere l’inclinazione necessaria alle curve, si fa leva sul bacino e ci si aiuta con le braccia munite di due stabilizzatori. Avevo già ottime basi e in una settimana ho imparato. Oggi posso sciare come una persona qualunque». Una delle uscite sciistiche hanno portato Umberto in Val di Luce. Ed è stato amore. «Un luogo fantastico – spiega – ho stretto profondi legami di amicizia. Ci sono persone umili e cordiali che ti fanno sentire a casa. Qui lo sci è a misura di disabile, ma ho trovato personale preparato in tutto il comprensorio abetonese. Lo sci? È l’emozione dell’aria fresca sul viso, la bellezza della montagna, l'impagabile sensazione di essere parte integrante della società di cui nessun disabile può e deve fare a meno. Lo sci seduto non è banale da apprendere: se non ben preparati, si rischiano infortuni alle spalle. Ma lo consiglio a tutti i disabili».

Dall’amore per lo sci, nel 2011, nacque il brand “Sukkia” ideato da Umberto con l’aiuto di un amico. Le prime 100 t-shirt bollate Sukkia andarono a ruba e lo scherzo divenne professione. Oggi Umberto gira l’Italia con la sua auto, macinando migliaia di chilometri al mese (oltre all’attività sul web e Facebook) per promuovere la linea di abbigliamento e accessori ispirata a quello che egli definisce il “Sukkia pensiero”. Prossimo step sarà la creazione di un’associazione per promuovere lo sci e lo sport nella natura per i disabili. «Tanti benpensanti possono pensare ad una parola volgare – precisa Umberto –in realtà racchiude un modo ironico per affrontare col sorriso gli incidenti di percorso che rendono difficile la vita, di cui occorre imparare a succhiare il significato profondo. A tutti …Sukkia!».

 

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