Il Tirreno

Pistoia

Stupore alla moschea di Sant’Agostino «Siamo gente di pace, venite a trovarci»

PISTOIA. Il cancello non è chiuso, una leggera spinta e si apre. Al termine di una breve discesa si scorge una porta in metallo. Per cinque volte al giorno, aperta quella porta, è possibile udire...

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PISTOIA. Il cancello non è chiuso, una leggera spinta e si apre. Al termine di una breve discesa si scorge una porta in metallo. Per cinque volte al giorno, aperta quella porta, è possibile udire preghiere nel nome di Allah. È in via Copernico, a Sant’Agostino, che la comunità islamica pistoiese ha trovato da quasi cinque anni un nuovo spazio per pregare. Le abitazioni di alcuni uomini che frequentano la moschea sono state oggetto di perquisizione da parte della Digos.

Sono solo due i praticanti che troviamo a mezzogiorno alla moschea, non sanno delle perquisizioni. La loro reazione iniziale di stupore è seguita da una manifestazione di serenità: «Siamo gente di pace». «Non abbiamo niente da nascondere», aggiunge Abdullah, venditore ambulante marocchino da venti anni in Italia.

Nonostante la traversa del viale Fermi sia lunga poco più di un centinaio di metri e conti qualche attività commerciale, un'abitazione privata, una banca e il rinomato ristorante Manzoni, la presenza della moschea non è mai passata inosservata. Nè i praticanti che la frequentano hanno voluto nascondersi. Anzi, come ci racconta Mohammed, «abbiamo bussato di porta in porta per avvertire della nostra presenza e perché le famiglie non avessero paura».

«Il venerdì - ricorda Abdullah - a mezzogiorno ci sono i nostri imam, Dal venerdì al sabato, poi, la presenza di fratelli è molto più ampia. Diminuiscono gli impegni di lavoro, ci ritroviamo almeno in un centinaio». Solo per il tempo della preghiera, aggiunge Mohammed.

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