Il Tirreno

Pistoia

case popolari

Ponzano, un pasticcio da 700.000 euro

di Fabio Calamati
Le case realizzate sul terreno espropriato
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Le case realizzate sul terreno espropriato

Pistoia, costano 1,3 milioni di euro gli espropri per il Peep. Il Comune paga ma sindaco e consiglieri vogliono i nomi dei responsabili

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PISTOIA. Alla fine dei giochi il Comune di Pistoia, per espropriare i terreni dove sono stati costruiti i 41 alloggi dell’area Peep di Ponzano, avrà sborsato la bellezza di un milione 377.000 euro, cioè ventisei volte la somma versata nel 1982 (quasi 52.000 euro) ai proprietari, la famiglia Cecchi de Rossi.

Un risultato disastroso, che arriva alla fine di un vero calvario amministrativo, lungo 33 anni, punteggiato da una serie di cause civili, da accordi transattivi rivelatisi in parte inefficaci e da una sentenza finale della Corte di cassazione (agli atti del Comune dal 22 ottobre scorso) che cancella una volta per tutte le pretese dell’amministrazione, costringendola a pagare oltre 705.000 euro di debito fuori bilancio.

La vicenda comunque non finirà qui: il sindaco Bertinelli, appena saputo della sentenza della Cassazione, ha chiesto agli uffici una relazione dettagliata sulla vicenda. E il consiglio comunale, prendendo atto del debito fuori bilancio per pagarlo, ha deciso che la relazione (“al fine di individuare le responsabilità relative... in ordine alla non corretta formalizzazione della transazione con la controparte”) venga discussa dall’assemblea e che sindaco e giunta facciano tutto il possibile “al fine di recuperare dai responsabili l’intera somma, comprensiva degli interessi”.

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Ma com’è stato possibile che il Comune sia stato costretto ad acquistare a peso d’oro il terreno del Peep di Ponzano? Lo snodo fondamentale della vicenda si ha nel 2007, quando i proprietari si vedono riconoscere dalla Corte d’appello di Firenze un’indennità di esproprio di 234.304 euro più interessi, per un totale di 867.548 euro. Il Comune decide da un lato di accordarsi con i Cecchi de Rossi per un pagamento in due tranche; e dall’altro di chiedere indietro alle tre cooperative e ai singoli che avevano costruito gli alloggi la somma appena sborsata, rinunciando a qualsiasi ulteriore rivalsa.

Il problema è che mentre questi ultimi atti non sollevano recriminazioni, non avviene così per il primo. Nel 2008, dopo aver firmato l’accordo con il Comune, i proprietari dei terreni si rivolgono alla Corte di cassazione, insoddisfatti del modo in cui è stata calcolata l’indennità di esproprio dalla Corte d’appello.

Palazzo di Giano si oppone: hanno firmato l’accordo, non ci possono essere ulteriori aspettative legittime da parte loro. Ma la Cassazione dà pienamente ragione ai proprietari: l’ accordo non lega le mani alla richiesta di un nuovo pagamento da parte dell’amministrazione. Gli uffici comunali nel 2008 hanno creduto di chiudere un accordo definitivo, ma non lo hanno fatto in modo davvero efficace. Il consiglio comunale parla di “non corretta formalizzazione della transazione”, senza neanche usare condizionali: come dire che qualcuno un errore l’ha compiuto di sicuro.

A quel punto i conti si fanno presto: 278.535 euro di oneri di esproprio in più, con sopra spese legali, Iva e soprattutto interessi per 11.470 giorni, pari a 407.585 euro: il tutto fa 705.847 euro. Sommato a quello che il Comune aveva già versato ai proprietari, ecco 1.377.000 euro, come ha riconosciuto la stessa assessora al bilancio Daniela Belliti in consiglio comunale.

Oltre al danno, la beffa: il Comune, che con i proprietari del terreno ha fatto un accordo transattivo distrutto dalla Cassazione, quando si è trattato di chiedere i rimborsi ha invece fatto le cose per bene: tanto per bene che adesso quei soldi in più non li può chiedere a nessuno, neanche se volesse.

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