Sicurezza
Il teste ritratta: sapeva delle bustarelle
Pistoia, confronto all’americana in aula sulle gare bandite dal Consorzio di bonifica del Padule di Fucecchio. L’imprenditore reticente si giustifica: «La scorsa udienza stavo male»
PISTOIA. Colpa della febbre. La volta precedente, dalla sedia dei testimoni, non era stato in grado di rispondere con coerenza, non era riuscito neppure a comprendere a pieno le domande del pubblico ministero. Ma non ieri, quando, in tribunale a Pistoia, nel corso dell’ennesima udienza del processo “Untouchables”, è stato sottoposto a un “confronto all’americana” con un altro testimone, colui che lo aveva indicato come propria fonte, come l’imprenditore che più volte si era lamentato con lui su quelle gare che, al Consorzio di bonifica del Padule di Fucecchio, venivano vinte da coloro che pagavano la mazzetta, una percentuale sull’importo dei lavori che poi finiva, secondo le accuse, all’ex direttore generale Franco Fambrini.
Assistito dal proprio avvocato in quanto indagato per falsa testimonianza proprio a causa delle risposte date in aula il 20 gennaio scorso, ritenute reticenti dal pm, Luigi Bonanno, imprenditore edile valdinievolino, ha confermato tutto ciò che ai giudici aveva detto su di lui Aldo Stefano Guggino, dipendente dell’ex Consorzio di bonifica. Ed ha giustificato, così come il suo avvocato Claudio Selmi, la discrepanza tra le due testimonianze che aveva indotto il collegio a disporre il confronto, con il fatto di aver reso quelle dichiarazioni in stato febbrile: «Non ero in condizione di ricordarmi, facevo fatica a rispondere. Stavo male» ha spiegato Bonanno.
«Ero stato più volte informato da chi partecipava alle gare su come queste venivano sistemate e che bisognava pagare una percentuale prima del tre e poi del cinque per cento – ha detto – Quando andavo a trovare Guggino nel suo ufficio mi lamentavo con lui del fatto che le gare andavano sempre ai soliti. Passavo a salutarlo e nel frattempo mi lamentavo».
Ad informare Bonanno su come andavano le cose e perché lui non riusciva più a lavorare con il Consorzio, un altro imprenditore, suo amico, Manuele Mariotti, tra l’altro imputato nel processo “Untouchables bis”.
«Mariotti mi raccontava che tutti gli anni si aggiudicava le solite gare pagando. Tutto quello che io sapevo su ciò che succedeva nel Consorzio mi arrivava da lui. Lui era uno di quelli che pagava. Una volta mi riferì anche il nome di chi si sarebbe aggiudicato una certa gara, l’avevano già stabilito. Aveva vinto parecchie gare con questo metodo, poi venne un po’ escluso dal gruppo di imprese che si mettevano d’accordo. E venne da me, per convincermi a fare una denuncia».
Era il maggio 2007.
«Venne da me perché io ero quello che non lavorava più, che ero il più danneggiato. Perciò parlai con il mio avvocato. E lui e il mio geometra, Spagnoli, che sa usare le parole meglio di me, scrissero una denuncia anonima e la inviarono per fax alla procura, alla Finanza e al Tirreno. C’era scritto che già si sapeva chi avrebbe vinto le gare le cui buste sarebbero state aperte la mattina dopo. Il fax fu inviato dall’ufficio postale il 21 maggio 2007. Il giorno dopo venne fuori che i vincitori erano proprio quelli per i lavori sul Pescia di Collodi, sulla Nievole, sul Canale mestro e sul Canale del terzo. Successivamente ne facemmo un’altra di denunce, sempre anonima».
Entrambe le denunce sono state depositate venerdì scorso agli atti del processo dal pm Francesco Sottosanti, dopo gli accertamenti scattati in seguito al fascicolo aperto su Bonanno per falsa testimonianza.
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