Attenzione
Camera di commercio citata in giudizio
Pistoia, mai pagata l’ultima tranche dei lavori alla sede di Corso Fedi: tre imprese edili fanno causa per avere 250.000 euro
PISTOIA. Quei lavori sono finiti ormai da quasi quattro anni, dal 21 aprile 2011. Ma ad oggi, nelle casse delle tre imprese edili che li hanno eseguiti – delle quali una, nel frattempo, proprio per mancanza di liquidità, ha dovuto ricorrere al concordato fallimentare – mancano ancora circa 250.000 euro. O almeno, questa è la cifra per la quale il legale rappresentante dell’azienda capofila dell’Ati che quelle opere ha portato a termine ha citato in giudizio la Camera di commercio di Pistoia davanti al giudice civile.
È infatti la sede di Corso Fedi dell’ente ad essere stata oggetto di un capillare intervento di restauro e ristrutturazione in base ad un progetto da un milione e 400.000 euro, diventati poi, in corso d’opera, circa un milione e 800.000 euro per dei lavori aggiuntivi richiesti via via e degli oneri per le misure di sicurezza necessarie per legge per non dover chiudere gli uffici a dipendenti e utenti durante le varie operazioni.
A breve, in tribunale a Pistoia, si svolgerà una nuova udienza della causa civile, iniziata quasi due anni fa, intentata dalla Diddi Carlo Alberto di Pistoia - in rappresentanza anche, in qualità di capofila dell’Associazione temporanea di imprese che si aggiudicò l’appalto - della Innocenti Silvano di Quarrata e della Antonio Santelli srl di Cosenza (che nel frattempo ha fatto ricorso al concordato fallimentare). Vani, infatti, sono stati i tentativi di accordo extragiudiziale tra le parti, soprattutto a causa della cifra offerta dalla Camera di commercio ritenuta troppo esigua dalle aziende.
Il progetto per il restauro e la ristrutturazione dell'ex Palazzo Agati fu redatto dagli architetti Elena e Giovanni Battista Bassi. L’idea era quella di riportare l'edificio all'immagine che aveva negli anni Trenta, quando divenne sede del Consiglio provinciale dell'economia corporativa. L'aspetto di allora gli fu cucito addosso dall'architetto Raffaello Brizzi, in base ai dettami dell'estetica e dell'architettura fasciste. L'aspetto avuto fino al 2011 era invece frutto di un intervento eseguito alla fine degli anni Settanta.
La lievitazione dei costi in corso d’opera è stata causata da interventi aggiuntivi richiesti e firmati via via dal direttore dei lavori nominato dalla Camera di commercio, nonchè da tutti quegli accorgimenti che, in base alla legge, le imprese edili avevano dovuto adottare per eseguire i vari interventi interni a piccole tranche, mantenendo l’accesso al pubblico in tutti gli altri uffici in quel momento non interessati. Circa 80.000 euro della cifra complessiva chiesta dalle tre imprese riguarda proprio i costi per la sicurezza.
Inoltre, la Camera di commercio, che contesta proprio l’esecuzione degli interventi aggiuntivi ordinati dal direttore dei lavori (nonchè il costo sostenuto dalla imprese per il noleggio del ponteggio della facciata), non ha mai restituito alle imprese le somme trattenute a garanzia in occasione di ciascun pagamento effettuato ad ogni stato di avanzamento (in termine tecnico, la fattura che un’impresa presenta ogni tot mesi per incassare i compensi per quanto eseguito fino a quel momento): una percentuale dello 0,5% che, come sempre avviene negli appalti pubblici, ogni volta viene trattenuta dal committente per tutelarsi da eventuali difetti nella realizzazione delle opere.
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