Sicurezza
Inchiesta nata da una lettera anonima
Quelle gare spartite sempre fra le stesse aziende: il capo degli investigatori ripercorre in aula le fasi iniziali delle indagini
PISTOIA. Una lettera anonima, con dei nomi e dei numeri di telefono. Tra cui quelli di Marcello Evangelisti, l’allora dirigente dell’ufficio Lavori Pubblici di Pistoia, e di un paio di imprenditori. Senza mezzi termini l’accusa: in città le gare d’appalto venivano spartite sempre tra lo stesso gruppo di aziende. Era stato da questa denuncia senza firma che, nel marzo 2010, avevano preso il via le indagini degli investigatori della Digos che, un anno e mezzo dopo, avrebbero portato all’arresto di 23 persone tra dirigenti pubblici, politici e imprenditori.
A ripercorrere le fasi della nascita dell’inchiesta “Untouchables” e dei suoi sviluppi è stato, ieri mattina, sul banco dei testimoni del tribunale di Pistoia, il capo di quegli investigatori, il vicequestore Luigi Larotonda, dirigente della Digos della questura. Dai primi accertamenti fatti, con la ricerca sul web dell’esito di tutte le gare d’appalto bandite dal Comune di Pistoia negli ultimi quattro anni e tramite il pedinamento del principale indiziato, Evangelisti; alle decine di intercettazioni telefoniche e ambientali scattate un anno dopo alla luce della prima relazione depositata in procura nella mani del pm Francesco Sottosanti.
Larotonda, rispondendo alle domande del sostituto procuratore durante l’ennesima udienza del processo per giudizio immediato che vede sotto accusa una prima tranche di imputati rinviati a giudizio per quelle vicende, ha spiegato come l’esposto anonimo avesse trovato riscontri fin dai primi accertamenti che la polizia aveva fatto: nella lettera veniva detto che a venire invitate alle gare e a vincerle erano sempre i soliti, e dagli iniziali riscontri era stato visto che in effetti ciò era vero.
I poliziotti della Digos, inoltre, dal gennaio 2011 avevano cominciato a tenere d’occhio gli spostamenti Marcello Evangelisti, assistendo in più occasioni a suoi incontri, al di fuori degli uffici comunali, e anche a cena, con imprenditori delle aziende sospettate di essere favorite e con altri dirigenti pubblici.
«La prima fase delle indagini si chiuse con la presentazione della prima relazione, l’8 marzo 2011 – ha spiegato il vicequestore – in cui fu fatto l’elenco di tutte le gare su cui avevamo puntato la nostra attenzione, dal 2006, con indicata la percentuale di assegnazione alle varie ditte e suddivise anche tra gare a procedura aperta e gare a procedura ristretta».
Alla luce di tale relazione, vennero disposte, a partire dal 23 marzo 2011, le intercettazioni telefoniche e ambientali (inizialmente 17 utenze sotto controllo e 7 uffici ma diventati in seguito molti di più).
Il 23 agosto 2011 dei microfoni vennero attivati anche nell’ufficio privato di Marcello Evangelisti, in vicolo Taverna, in pieno centro. Era lì che, secondo quanto ha spiegato Larotonda, Evangelisti spesso andava dopo aver incontrato qualche imprenditore in un bar di piazza del Duomo. «Incontri che non avvenivano negli uffici di via XXVII Aprile: il sospetto era che volesse rimanere lontano da occhi indiscreti per discutere le trattative delle gare di appalto e magari ricevere somme di denaro dagli imprenditori».
Tenendo sotto controllo i telefoni, gli uomini della Digos erano riusciti alla fine, a giugno 2012, quando scattarono gli arresti, a stilare un elenco di circa 200 incontri sospetti tra i vari indagati al di fuori degli ambienti e degli orari di lavoro. (m.d.)
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