Gioco
La vita agra del dottor F. per riscoprire Bianciardi
Al teatro Manzoni di Pistoia va in scena la Vita agra del dott. F., liberamente ispirato all'opera di Luciano Bianciardi
PISTOIA. Venerdì alle ore 21 al Manzoni di Pistoia va in scena «Vita agra del dott. F.» liberamente ispirato all'opera di Luciano Bianciardi e firmato a quattro mani da Angelo Romagnoli (che ne è anche protagonista assieme a Rita Felicetti e Claudia Pinzauti) e dal regista Gianni Farina, arricchito dal progetto sonoro dal vivo di Stefano De Ponti e dai costumi di Marco Caboni.
Spirito individualista e libertario, Bianciardi fu tra i primi a interrogarsi sul “mutamento antropologico” che l'Italia del Boom degli anni '50-'60 stava vivendo e, attraverso la sua lettura politica ed economica degli eventi, sempre ironica e graffiante, a denunciare le contraddizioni e le alienazioni insite in un progetto di società (quella consumistica e neocapitalista) che spostava pericolosamente l'attenzione dall'uomo al mercato, dal valore profondo della 'cultura' al puro consumo, come propagandato dalla nascente industria culturale di quegli anni.
«Al centro del testo - spiegano Farina e Romagnoli - vi è la storia di un rivoluzionario che si trasferisce nella grande città per vendicare i compagni morti sul lavoro nel tragico scoppio della miniera di Ribolla, vicino Grosseto, in cui persero la vita 43 minatori. Per sfortuna e indolenza rinuncerà all'attentato e finirà assediato nel proprio appartamento a contare gli spiccioli per arrivare a fine mese».
«La metropoli del miracolo economico - proseguono Farina e Romagnoli - lo mastica e lo sputa nella schiera infernale dei superflui, condannati a difendere l'inutilità del proprio lavoro culturale. Precario, condannato a scrivere venti cartelle al giorno, in una notte d'incubo fa un bilancio impietoso della propria esistenza. Decide che, scrivendo una grande opera, può fare giustizia per i suoi compagni. Ha bisogno di evocare grandi potenze. Questo Faust all'italiana e il suo Mefistofele iniziano un viaggio onirico in cui si vende l'anima firmando un ambiguo Contratto sociale. Le clausole sono scritte in piccolo. E così il rivoluzionario si integra e accetta le regole del vivere comune, rifugiandosi tra le braccia del sonno e le gambe della sua compagna».
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