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Le assistenti toscane: «Attacchi ingiusti»

Le assistenti toscane: «Attacchi ingiusti»

PISTOIA. Una presa di posizione netta contro la spettacolarizzazione di vicende delicate e contro il grave rischio di emulazione che può suscitare l’eccessiva esposizione mediatica. Ad intervenire...

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PISTOIA. Una presa di posizione netta contro la spettacolarizzazione di vicende delicate e contro il grave rischio di emulazione che può suscitare l’eccessiva esposizione mediatica. Ad intervenire dopo gli ultimi sviluppi legati al caso dei coniugi Barli è Laura Bini, presidente dell’ordine degli assistenti sociali della Toscana. Una vicenda culminata con la protesta di Stefano Barli e della moglie Catiuscia Grossi, saliti sul tetto del Battistero per chiedere il blocco dell’affidamento dei due figli a un’altra famiglia. Tra le richiese dei coniugi anche la rimozione di una delle assistenti sociali che sta seguendo il caso. «Parlo - chiarisce Bini – in seguito alla trasmissione Chi L’ha Visto. Da tempo la nostra professione è sotto attacco. Siamo di fronte a un tentativo di spettacolarizzare vicende delicate e di semplificare temi complessi». Secondo Bini bisognerebbe far riflettere l’opinione pubblica su temi delicati e invece si «tagliano con l’accetta» buoni e cattivi. «Esiste – spiega - il problema di tutelare i minori. Questa vicenda crea danno a coloro che avrebbero più bisogno di aiuto». E’ senza mezze misure la difesa di Bini nei confronti dell’operato degli assistenti che si sono occupati negli anni del caso Barli: «Non ci sono ombre su questa vicenda; la spettacolarizzazione può indurre all’emulazione e alimentare la mancanza di fiducia nei servizi sociali». A parlare anche la dirigente dei servizi sociali del Comune, Chiara Pierotti. «Per quanto riguarda la vicenda dei coniugi Barli – ricorda - il lavoro è sempre stato fatto in gruppo. Tutte le segnalazioni degli assistenti hanno trovato riscontro puntuale nei provvedimenti del tribunale». Non si tratta per Pierotti di volontà o opinioni di un singolo assistente, bensì di valutazioni professionali. «Non è – sottolinea - la persona che fa la differenza. Si sono succedute diverse assistenti sul caso. E’ questo il motivo per cui abbiamo sempre risposto no alla richiesta di cambiare assistente sociale». «Questo percorso – afferma Alessandra Lombardo, l’assistente che ha attualmente in carico il caso – è necessario per i bambini e per i genitori. Continuerò a seguirli. Siamo dispiaciuti per il loro dolore e per l’esposizione davanti a tutti di questa situazione».

Tommaso Artioli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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