Gioco
Imu sui terreni agricoli, la rabbia dei paesi di collina
LE PIASTRE. “Presi in giro e abbandonati”. Così si sentono gli abitanti di Le Piastre che, per voce della Proloco Alta Valle del Reno, protestano per l’introduzione, sulla base alle nuove...
“Presi in giro e abbandonati”. Così si sentono gli abitanti di Le Piastre che, per voce della Proloco Alta Valle del Reno, protestano per l’introduzione, sulla base alle nuove disposizioni varate dal Governo, dell’Imu agricola sui loro terreni (fino allo scorso anno esenti) in quanto facenti parte del Comune di Pistoia. “Ancora una volta – spiega la Proloco – siamo penalizzati. Dovremo pagare l’Imu sui terreni, proprio come in pianura, soltanto perché siamo una frazione di Pistoia”. Secondo il decreto legge pubblicato in gazzetta il 24 gennaio, per il conteggio 2015 si utilizzano le classificazioni Istat dei Comuni. Ciò non elimina il problema per frazioni come Le Piastre, Pracchia e Orsigna, che non rientrano nell’esenzione totale prevista per i Comuni totalmente montani. Essendo frazioni di Pistoia, Comune parzialmente montano, chi non risulta coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale dovrà pagare l’Imu sui terreni di proprietà. “Eppure siamo a 750 metri di quota– riprende la Proloco – e alcune borgate superano i 900 metri. Vi immaginate come saranno produttivi i nostri terreni? Sappiamo che quelle sull’Imu sono disposizioni che vengono da Roma, ma ci delude che a livello comunale nessuno abbia preso posizioni per salvaguardare questa parte di territorio montano. Sosteniamo spese di riscaldamento di molto superiori alla piana, ma non abbiamo diritto ad agevolazioni sui tributi. Anzi: le nostre rendite catastali si uniformano a quelle di Pistoia, con la differenza che siamo lontani da molte comodità. Scusate se ci sentiamo abbandonati”. Il malumore è comune agli abitanti di Pracchia e Orsigna, frazione situata a 32 km da Pistoia e 800 metri di quota con alcune borgate che superano i mille. “Siamo arrabbiati – ci ha detto Aldo Venturi, esercente e membro dell’associazione culturale Orsigna – basti pensare alla strada che arriva ad Orsigna: fa pietà. Ci sono dei movimenti franosi transennati da circa 4 anni, ma nessuno ci ha più messo mano. Per non parlare dei grossi alberi che costeggiano la viabilità: tutto bene finché qualcuno non cadrà. Col mio ristorante mi ritrovo a pagare 3mila euro di Tari, per un cassonetto che una volta a settimana, se non nevica, viene svuotato. Dobbiamo spalare da soli la neve davanti a casa degli anziani, se cade una pianta dobbiamo sbrigarcela. In estate cerchiamo di mantenere in condizioni di decenza questo nostro paesello di circa 80 anime per i turisti”. Unirsi ad un comune montano? “Anch’essi non navigano in ottime acque – riprende Venturi - ma forse avremmo un’altra considerazione. Qui non vediamo il sindaco dalle elezioni. O forse la soluzione migliore sarebbe di costituire una vallata indipendente, una sorta di zona franca, come Livigno”.
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