Il Tirreno

Pistoia

tribunale

Cinture mal posizionate e regole assenti, così è morto Ballerini

di Fabio Calamati
Cinture mal posizionate e regole assenti, così è morto Ballerini

Pistoia, all’udienza per la morte del campione al rally di Larciano hanno deposto i periti nominati dal giudice Buzzegoli

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PISTOIA. Cinture di sicurezza troppo lunghe e indossate in modo non corretto. Ma anche un dispositivo di sicurezza, il collare “Hans”, reso obbligatorio senza che venisse imposto anche il suo giusto utilizzo. È questo groviglio di circostanze che avrebbe ucciso Franco Ballerini, il campione di ciclismo morto in un incidente durante il rally di Larciano, il 7 febbraio 2010.

Più che delle vere novità, la superperizia sull’incidente rallistico, richiesta dal Gup Alessandro Buzzegoli, ha confermato una serie di elementi già emersi durante l’inchiesta . Sia il pm, Luigi Boccia, che le parti civili (la famiglia di Ballerini), che i difensori degli imputati (otto in tutto, tra i vertici nazionali dell’Aci Csai che resero obbligatorio l’utilizzo del collare e l’organizzatore del rally, il montecatinese Riccardo Heinen) hanno ritenuto che la deposizione dei periti (l’ingegnere meccanico Dario Vongi e il medico legale Franco Zuppichini) corroborasse le loro ragioni. Ora l’udienza preliminare, in corso da oltre un anno davanti al Gup Alessandro Buzzegoli, proseguirà il 5 marzo. Le difese degli imputati potranno valutare se chiedere i riti abbreviati, altrimenti la parola passerà al giudice per l’eventuale rinvio a giudizio.

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Franco Ballerini morì sull’auto dove faceva da navigatore all’amico pilota Alessandro Ciardi, auto che si schiantò sul muro di una villetta in località Casalvento, nel mezzo di una prova speciale. Mentre Ciardi sopravvisse all’impatto e se la cavò con una frattura del bacino, Ballerini fu ucciso da una frattura al cranio, provocata – hanno detto le perizie – dal collare di sicurezza.

Il processo – e prima, l’inchiesta – ruotano tutte attorno a questo dispositivo, il collare “Hans” (acronimo per “Head And Neck Support”, cioè Supporto per testa e collo). Proveniente dal mondo della Formula 1, serve ad evitare al pilota movimenti eccessivi della testa in caso di urto frontale. Il comitato esecutivo dell’Aci Csai lo rese obbligatorio anche per i rally dal 1º gennaio 2010, cioè poche settimane prima dell’incidente.

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«Questo – ha sottolineato l’avvocato Andrea Mitresi, rappresentante del figlio maggiore di Ballerini, Marco – non è un processo contro il collare Hans, che anzi ha salvato molte vite, ma contro la sua introduzione senza che venissero dettate insieme delle norme precise sul suo utilizzo. Prima della decisione di rendere obbligatorio il collare, anche all’interno della Csai vi fu una sottocommissione che sollevò delle perplessità, ma non fu ascoltata. Vennero diffuse solo delle regole di utilizzo, che non menzionavano neanche le auto da rally, nonostante la loro struttura molto diversa da quelle di Formula Uno, dove il collare era nato».

«Il fatto è che anche il pilota Alessandro Ciardi aveva il collare Hans, ma il suo era piazzato bene e quindi si è salvato – ha rilevato Riccardo Giannuzzi, difensore dei vertici Csai – la lunghezza delle cinture di sicurezza non è invece una questione decisiva. Secondo noi questa perizia è positiva».

Valutazione simile da Francesca Vanni, legale di Riccardo Heinen. «La lesione fatale a Ballerini è stata provocata dal cattivo utilizzo del collare. Che le cinture fossero mal posizionate, era una circostanza emersa fin dall’inizio».

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