Il Tirreno

Pistoia

Troppi litigi, Sambuca vuol lasciare l’Unione

Elisa Valentini
Al centro Fabio Micheletti, sindaco di Sambuca
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Al centro Fabio Micheletti, sindaco di Sambuca

Il sindaco Micheletti: Comuni dell’Appennino pistoiese paralizzati dalle liti, meglio quelli dell’Alto Reno

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SAMBUCA. Territorio che guarda all’Emilia e troppi litigi nell’Unione Appennino pistoiese. Così il sindaco di Sambuca, Fabio Micheletti e la sua giunta, chiederanno una modifica della legge regionale che permetta ai Comuni toscani di realizzare funzioni associate o Unioni con enti di regioni confinanti.

Nel caso di Sambuca, coi vicini Comuni emiliani dell’Alto Reno. «Non vogliamo fare polemica – spiega Micheletti – ma l’attività dell’Unione pistoiese è paralizzata da liti e spaccature. Sambuca ha bisogno di tutelare il proprio decoro e i propri cittadini». Da qui «l’esigenza di una exit strategy per realizzare le funzioni associate, imposte per i Comuni sotto 3mila abitanti, e non rimanere sotto le macerie anche nel caso in cui l’Unione Appennino pistoiese dovesse implodere» . Nessuna fuga affrettata, solo un piano B. «Sambuca non confina con alcun Comune dell’Unione pistoiese – precisa Micheletti- ma ce l’ho trovato inserito e ci ho creduto, perché credo nelle unioni, ipotizzando di ricomprendervi anche i territori della ex Comunità montana e frazioni come Le Piastre e Pracchia. Ma non possiamo subire questo impasse».

Intanto il presidente dell’Unione, Luca Marmo, commenta l’impugnazione da parte di Abetone di due delibere di giunta dell’Unione (di cui il sindaco di Abetone, Giampiero Danti fa parte) che fissano nuovi criteri di ripartizione delle spese per i servizi associati. «Apprendo dalla stampa, ma ormai ci sono abituato- scrive - alimentare una conflittualità di queste proporzioni espone al rischio di trasformare l'Unione in qualcosa di molto diverso dallo strumento snello e funzionale da tutti auspicato. La ripartizione delle spese è da sempre dibattuta e la quadratura fu raggiunta con fatica a novembre, con l'introduzione di coefficienti per alleviare i criteri secchi dello statuto, vista l'idea poco solidaristica ma molto radicata nei sindaci che nessuno dovesse spendere una lira in più del passato». Marmo spiega che coi criteri statutari, che penalizzano molto Cutigliano, Abetone avrebbe speso 81mila euro per la Polizia municipale contro i 130mila dell’anno precedente. Coi “correttivi” ne avrebbe spesi 92mila. Ma 81mila è la cifra che Abetone aveva già iscritto in bilancio e «in barba agli altri che si ripartivano il surplus – scrive Marmo – la logica di botte piena e moglie ubriaca era partita». Adesso? «Dovremo confrontarci– spiega Marmo –la mia idea a caldo è che se un assessore solleva la potenziale illegittimità di un atto, la giunta lo annulla per autotutela ed evitare litigi e spese legali. Il problema si sposta però su Cutigliano. Ma allora che matrimonio è quello paventato fra Abetone e Cutigliano se Danti, alla prima occasione, fa lo sgambetto al suo dirimpettaio?».

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