La protesta
Tribunale insicuro, il Comune: prima il Ministero ci rimborsi
Gli uffici del tribunale di Pistoia sono tra i meno sicuri della Regione, ma la vicesindaca Daniela Belliti chiama in causa Roma
PISTOIA. Gli uffici del tribunale di Pistoia sono tra i meno sicuri della Regione: a Palazzo Pretorio, sede del tribunale, e a San Mercuriale (ex pretura) si entra e si esce senza alcun tipo di controllo. L’allarme l’ha rilanciato nei giorni scorsi il procuratore capo Paolo Canessa, lamentando però che «qui nessuno ci ascolta».
Il riferimento è ovviamente al Comune, che per legge è obbligato a mettere a disposizione degli uffici del Ministero della giustizia delle sedi adeguate, salvo rimborso delle spese. Ma dopo la risposta immediata dell’assessore Nuti (era alla stessa iniziativa di Canessa), arriva ora la replica della vicesindaca Daniela Belliti.
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“L’amministrazione comunale – scrive Belliti – fin dal momento in cui è stata investita del problema, si è impegnata a concorrere alla sua soluzione nell’ottica della piena collaborazione istituzionale, ma facendo presente in via preliminare due elementi: in primo luogo, la questione della sicurezza non rientra tra le competenze dei comuni, come stabilito in una circolare del 1994 del Ministero di grazia e giustizia, e riconfermata in una informativa urgente del governo del 2007; secondo, stiamo attendendo che lo Stato provveda al rimborso delle spese sostenute dal Comune per gli uffici giudiziari, come previsto dalla legge, nell’ordine dell’80%”.
Il Comune fornisce anche alcuni dettagli. Finora Palazzo di Giano ha potenziato il sistema delle telecamere esterne. Un servizio di vigilanza privata costerebbe 70.000 euro annui, “che allo stato attuale potrebbero essere sostenuti solo comprimendo altre voci di spesa anticipate dall’amministrazione comunale nei confronti degli uffici giudiziari”.
E in effetti dal 2010 al 2013 il Comune di Pistoia ha anticipato proprie risorse per coprire le spese di manutenzione e funzionamento degli uffici giudiziari per oltre 6,1 milioni di euro, ricevendo finora un rimborso di 1,6 milioni, cioè il 30% invece dell’80% previsto per legge. Solo nel 2013 il Comune ha speso 1,7 milioni, mentre il Ministero non ha effettuato alcun rimborso.
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