Il dolore
Spes a caccia di case sfitte: arrivano circa 60 offerte
Pistoia, si è chiuso il bando rivolto ai privati proprietari di abitazioni rimaste invendute Ora una parte sarà acquistata per trasformarle in alloggi popolari
PISTOIA. Sono una sessantina gli immobili offerti alla Spes, la Società pistoiese di edilizia sociale (ex Ater), perché li acquisti per destinarli poi ad alloggi di edilizia residenziale pubblica.
Questo il risultato, ancora tutto ufficioso e da verificare, del bando varato dai Comuni della provincia di Pistoia (sulla base di una delibera regionale del settembre 2014) e rivolto a tutti i privati proprietari di alloggi. L’idea era quella di incidere almeno un po’ sul grande patrimonio di case nuove costruite e rimaste invendute, per lo scoppio, negli anni scorsi, della crisi dell’edilizia. Un patrimonio enorme, stimato in almeno 7.300 alloggi in tutta la Toscana. E da questo punto di vista la provincia di Pistoia non fa certo eccezione.
Il bando ha chiuso il 15 gennaio e ora gli uffici della Spes sono impegnati a scrutinare una per una tutte le offerte, verificandone il contenuto, prima di spedirle a Firenze. A quel punto sarà la Regione, una volta avuto in mano tutte le offerte valide, a dividere la torta del finanziamento a disposizione tra le varie province, che a quel punto saranno in grado di sapere quanti degli immobili offerti potranno effettivamente essere acquistati.
L’interesse – come detto – non sembra sia mancato e la sessantina di offerte di cui parlano le indiscrezioni filtrate sinora stanno lì a dimostrarlo.
Se si voleva aderire alla “manifestazione di interesse” si doveva avere un alloggio (o anche più di uno) nel territorio provinciale, immediatamente accessibili ed assegnabili, e quindi già ultimati, liberi da inquilini e in possesso dell’agibilità. Era possibile offrire anche immobili in corso di ultimazione, in questo caso avrebbe dovuto essere garantita l’agibilità entro sei mesi dalla scadenza della procedura della selezione. Inoltre, le abitazioni divevavo corrispondere a un intero fabbricato o a una parte di esso purché gestibile autonomamente, senza obblighi condominiali e quindi autonomi rispetto all’uso delle parti comuni. Infine, sugli immobili non dovevano ricadere ipoteche, mutui, diritti reali di godimento o vincoli di qualsiasi natura, e risultare contributi o finanziamenti pubblici.
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