Il Tirreno

Pistoia

tagli alla sanità

Oltre cento posti persi con le nuove Asl

Tiziana Gori
Da sinistra Fabio Cricelli, Maria Benvenuti, Claudio Guerra, Corrado Catalani, Antonio Sanna e Mauro Iannopollo
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Da sinistra Fabio Cricelli, Maria Benvenuti, Claudio Guerra, Corrado Catalani, Antonio Sanna e Mauro Iannopollo

La denuncia dell’Intersindacale: «Con le tre Aziende di area vasta in provincia perdiamo 30 medici e circa 100 infermieri

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PISTOIA. Trenta medici (su 500) e un centinaio di operatori (su 1.200) del comparto sanitario (infermieri, Oss, tecnici di laboratorio) in meno con il piano di riorganizzazione della sanità regionale definito nella proposta di legge numero 77 del 22 dicembre 2014 (che deve ora passare al vaglio del consiglio regionale). Sono le stime dell’Intersindacale medica (che raggruppa le sigle sindacali dei professionisti impiegati nei presìdi ospedalieri provinciali), che bacchetta la Regione e afferma: «Non si può risparmiare ancora su personale e qualità dei servizi». Perché sarebbe su queste due voci che, secondo il sindacato dei medici, colpirebbe ancora una volta la mannaia della spending review. Sui 4 miliardi di tagli previsti dalla legge di stabilità al sistema sanitario nazionale, sarebbero circa 200 milioni le risorse in meno destinate alla Toscana. La soluzione individuata dalla Regione per sopperire alla diminuzione di fondi porterebbe, secondo l’Intersindacale, la sanità toscana alla deriva. Alla conferenza stampa convocata nell’ospedale San Jacopo erano presenti: Fabio Cricelli (Aroi Enac), Maria Benvenuti (Cgil medici), Claudio Guerra (Fassid), Corrado Catalani (Cgil medici), Antonio Sanna (Anaao Assomed), Mauro Iannopollo (Anaao Assomed).

«La riorganizzazione del sistema sanitario toscano - commenta Cricelli - avrà a nostro avviso ricadute negative importanti sulla qualità dei servizi e penalizzerà realtà già storicamente penalizzate come Pistoia. Alla notizia dei 4 miliardi di tagli il governatore Enrico Rossi se n’è uscito con una proposta di accorpamento delle Asl regionali. Un’idea coltivata da tempo. Le sedici Aziende sanitarie saranno riunite in 3 Aziende di area vasta e 4 Aziende universitarie, che entrerebbero direttamente nella gestione del sistema sanitario territoriale. Ci siamo opposti, innanzitutto perché esistono due leggi specifiche che regolamentano il sistema. Poi, il 90% del lavoro viene fatto dai medici sul territorio, non creiamo scontri tra due differenti mission». Se nella riorganizzazione generale prevista le Aziende passano da 16 a 3, evidenzia Catalani «gli attuali direttori generali non è che vengono licenziati. Tornano alle precedenti mansioni, comunque ben retribuite. E in più avremo tre direttori di area vasta e quattro per le Aziende universitarie con lautissimi stipendi».

La riorganizzazione pensata porterebbe al risparmio di 200 milioni di euro? «Con 3 macro Asl, 4 università, 7 direttori, non crediamo che il risparmio verrà da lì- commenta Antonio Sanna - I soldi saranno presi essenzialmente da un piano di esuberi. Sappiamo di un’indagine della Regione per quantificare il personale da ridurre: circa 800 tra i medici e 1.200 nel personale sanitario. Queste 2.000 persone hanno i requisiti per andare in pensione con la pre-Fornero. Com’è noto, chi va via con la pre-Fornero per due anni non può essere sostituito. A quel punto devono essere accorpati attività e servizi. Il taglio -aggiungono Sanna e Maria Benvenuti - non può che essere locale. La Regione dirà “ottimizzo, porto a Firenze”. Il problema chiaramente sarà poi per l’utenza di Pistoia o di un’altra città che non troverà più quel servizio localmente. Ci sono 36 Società della salute, perché non pensiamo ad accorpamenti dei doppioni a livello provinciale intanto, per risparmiare? Invece che colpire con una mannaia personale e servizi. I lavoratori delle Asl, Pistoia compresa, lamentano già turni massacranti per la scarsità del personale a disposizione».

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