Il Tirreno

Pistoia

Falsa testimonianza: imprenditore indagato al processo Untouchables

di Fabio Calamati
Falsa testimonianza: imprenditore indagato al processo Untouchables

Pistoia, Luigi Bonanno ha detto di non sapere dell’esistenza di mazzette al Consorzio del Padule ma il pm Sottosanti non gli ha creduto

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PISTOIA. Appena tre giorni prima era stato indicato come uno degli imprenditori che avevano parlato di appalti pilotati e mazzette al Consorzio di bonifica del Padule di Fucecchio. Lunedì 19 gennaio Luigi Bonanno, imprenditore edile valdinievolino, torchiato per oltre un’ora dal pm Francesco Sottosanti, ha negato di aver mai saputo di tangenti ai dirigenti del Consorzio. Il suo interrogatorio, oltre un’ora, è stato l’episodio centrale dell’udienza di ieri del processo con giudizio immediato “Untouchables”, sugli appalti pilotati in diversi enti pubblici pistoiesi.

Alla fine del suo interrogatorio – infarcito di “non ricordo” – il sostituto procuratore ha chiesto la trasmissione degli atti alla procura per procedere per falsa testimonianza nei confronti dello stesso Bonanno. Non solo: Sottosanti ha anche chiesto che il tribunale disponga un confronto tra l’imprenditore edile e il geometra Aldo Stefano Guggino, dipendente dell’ex Consorzio.

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In effetti le due testimonianze hanno offerto versioni molto contrastanti della medesima materia. Guggino era stato il protagonista dell’udienza di venerdì 16 ed aveva descritto nei dettagli il modo in cui venivano assegnate le gare all’ex consorzio del Padule. Guggino aveva raccontato che gli imprenditori che volevano aggiudicarsi gli appalti dovevano versare in anticipo il 3 per cento dell’importo dei lavori, soldi che attraverso uno degli imprenditori, finivano poi al direttore generale Franco Fambrini, uno dei 16 imputati del processo. E aveva sottolineato che queste cose le aveva sapute ascoltando le conversazioni tra alcuni imprenditori: Natalino Gallo, Marco Novi e lo stesso Luigi Bonanno.

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Ieri quest’ultimo ha detto tutt’altro. Certo, al Consorzio le gare venivano attribuite ad uno stretto giro di aziende, di cui la sua non faceva mai parte. «Che vincevano sempre i soliti me n’ero accorto – ha ammesso Bonanno – e che vi fossero accordi tra le imprese posso averlo immaginato, ma se l’avessi saputo l’avrei subito denunciato. Mai saputo che qualcuno pagasse per lavorare. E non ho mai saputo che Fambrini prendesse soldi».

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Ma Bonanno non ha negato di averci discusso diverse volte con il direttore del Consorzio Padule di Fucecchio. L’imprenditore andava a lamentarsi di non riuscire mai a lavorare. Fambrini – ha spiegato ieri in aula – gli rispose prima che era colpa di un contenzioso che l’azienda aveva con il Consorzio per il mancato pagamento di un vecchio lavoro eseguito in emergenza. Poi che dipendeva tutto dalla fortuna: il suo nome era inserito nei sorteggi previsti per legge, ma non veniva mai premiato dalla sorte. Il pm Sottosanti ha incalzato a lungo il teste, contestandogli anche diverse volte il contenuto delle dichiarazioni rilasciate alla Digos durante le indagini. Nelle fasi più concitate alcuni difensori si sono opposti alle domande di Sottosanti. Ma il risultato finale non è cambiato.

Sul confronto all’americana tra l’impiegato e l’imprenditore “sfortunato” il collegio (presidente Annamaria Sacco, a latere Ottavio Mosti e Emanuela Francini) si è riservato la decisione.

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