Gioco
In crisi anche i vivai , in un anno persi 160 posti di lavoro
Dichiarata fallita per la prima volta una società agricola. La Cgil: per il giudice era prevalente l’attività commerciale
PISTOIA. Prima il tessile, poi l’edilizia, il mobile, il commercio e anche i servizi. La crisi strutturale degli ultimi dieci anni non ha risparmiato nessuno, e nel 2014 ha sferrato un attacco pesantissimo ad un guerriero che sembrava avere una corazza indistruttibile. Il florovivaismo ha perso in un anno 160 operai, diverse aziende hanno chiuso, e la cassa integrazione non è più, ormai da anni, un oggetto misterioso per la punta di diamante dell’economia pistoiese.
Da settore che assorbe la manovalanza fuoriscita da altri settori, a combattente indebolito che non riesce a difendere la propria forza lavoro. Un comparto ancora molto forte, ma che ha la necessità di trovare nuove strategie e probabilmente superare antiche divisioni.
«Anche alla luce - spiega Luana Del Bino, responsabile dell’ufficio vertenze Cgil - di una recente sentenza del tribunale fallimentare». Per la prima volta un giudice ha deciso che una società agricola può fallire. È successo alla Vivai Palandri sas, che si è trasformata da circa un anno in srl per cercare di superare la crisi. Al momento della trasformazione i lavoratori, che oggi sono rimasti poco meno di venti, lamentavano già diverse mensilità arretrate non riscosse, nonché il Tfr. L’azienda, con sede in via Toscana, a Chiazzano, è stata due mesi e mezzo fa al centro di un aspro confronto con il sindacato di via Puccini, che ha portato per la prima volta gli operai a manifestare davanti ai cancelli di un vivaio. In quell’occasione il legale dei Palandri, Massimiliano Gabbiani, ha ribadito quando detto alla Cgil e alle maestranze in precedenti incontri: gli operai dovrebbero riscuotere le mensilità arretrate a partire dalla primavera, dopo la consegna delle piante esportate (tradizionalmente questo avviene, per i vivai, in gennaio-febbraio).
Mentre la srl combatte la sua battaglia, la sas è stata dichiarata fallita. «Un precedente che - spiega Del Bino - dovrebbe mettere sull’avviso diversi avvocati di vivai che ripetono come uno slogan “l’azienda non può fallire in quanto società agricola ed è inutile che i lavoratori facciano vertenza”. Laddove - sostiene la funzionaria Cgil - il giudice reputi che quella svolta dal vivaio sia prevalentemente un’attività commerciale non si può più parlare di mero vivaismo. Se, in più, la situazione che si ha davanti è talmente critica da apparire irrecuperabile anche le aziende vivaistiche possono essere sottoposte alla procedura concorsuale del fallimento, e i lavoratori possono recuperare il Trattamento di fine rapporto e le ultime tre mensilità dai fondi di garanzia dell’Inps».
Negli ultimi due anni, intanto, sono state venti le vertenze per recupero Tfr e stipendi riguardanti vivai della provincia seguite dalla sola Cgil. Un’enormità, considerando che il numero era fermo a zero. Tra le più importanti (e tuttora in corso) quella riguardante i Vivai Biagini Piante e la Righetti Romano Piante & C. di Bottegone. «La vertenza con Righetti è stata chiusa con la conciliazione davanti alla commissione monocratica dopo essere passati dall’Ufficio provinciale del lavoro. L’azienda, che è di dimensioni medio-grandi e conta circa 30 dipendenti, era in ritardo di diverse mensilità. Abbiamo trovato un accordo per la rateizzazione delle mensilità non pagate».
Sempre a Bottegone, ha cessato l’attività con la fine dell’anno Matteini piante, altra azienda presente da decenni sul territorio e in cui lavoravano ancora una decina di operai. «Nella gestione totale di situazioni complicate nel mobile, nelle confezioni, nell’edilizia, non pensavamo - conclude Luana Del Bino - di dover affrontare la crisi dei vivai».
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