Gioco
Impiantisti all'attacco: il governo sostenga il settore, non ce la facciamo
Formento: le vacanze sono andate bene, ma c'è poca neve e abbiamo dovuto sostenere costi altissimi per far sciare
ABETONE. La neve scarseggia sia sulle Alpi che sugli Appennini, mentre i forti venti hanno in molti casi spazzato le cime, riducendo ulteriormente la copertura nevosa. Eppure si scia, ma con costi di gestione elevatissimi per la produzione di neve artificiale che mettono a rischio i bilanci delle società che gestiscono gli impianti di risalita. A lanciare l’allarme è il presidente di Federfuni Italia, Andrea Formento. “La stagione è partita in ritardo, fino al 25 dicembre le temperature sopra la media non hanno nemmeno permesso di mettere in funzione i cannoni – commenta Formento- poi l’arrivo del freddo ha permesso di mettere in funzione l’innevamento programmato. Ma produrre neve per coprire le piste e renderle ogni mattina perfettamente agibili, dopo adeguata battitura, ha costi elevatissimi (energia, manodopera, perlopiù notturna, cui si aggiungono notevoli investimenti in strutture e attrezzature: bacini e tubature per la raccolta e il trasporto dell’acqua, cannoni, reti elettriche, ecc) che, come ripetiamo da anni, gravano solo sugli impiantisti, mentre i benefici di stazioni in funzione, con piste e impianti aperti, vanno a favore di tutto il comparto turistico montano”.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pistoia:cronaca:1.10642207:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.10642207:1652121198/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Il freddo e le cime imbiancate hanno comunque messo in moto il settore e la gente ha affollato le località di montagna, segno di un comparto che “tira” e che sulla Montagna pistoiese ha riscontrato un vero boom in questo scorcio di stagione. Ma gli impiantisti non ci stanno più a sopportare da soli spese che a fine stagione rendono impossibile avere bilanci, se non in attivo, almeno in pareggio. “In tutte le regioni a statuto ordinario, dove non esistono sostegni diretti, le società degli impianti sono in grave difficoltà - prosegue Formento - solo un serio intervento strutturale, con una modifica anche dei modelli gestionali, può evitare che il nostro settore sia in balia delle variazioni climatiche. Una buona stagione non basta a risollevare il comparto, ma purtroppo una pessima stagione può dare il colpo finale a società in difficoltà. Dunque non è difficile prevedere per la fine dell’inverno 2014/2015 situazioni di estrema difficoltà per le aziende del settore. Va dato atto al governo e al Parlamento – aggiunge- se, col provvedimento che ha abolito la fine della vita tecnica degli impianti a fune, si è iniziato a porre mano ad iniziative utili per il nostro settore. Ora si chiede però un’attenzione strutturale, vista l’elevata importanza che la nostra attività riveste per tutta l’economia montana e la sopravvivenza non solo delle nostre società ma di tutto l’indotto. Occorre inoltre proseguire sulla strada di un rinnovato spirito di semplificazione, pur nel rispetto dei parametri di sicurezza”. “Riguardo alla situazione specifica toscana - conclude Formento - la Regione ha iniziato un percorso con gli enti locali per trovare soluzioni strutturali opportune, che dà speranza e del quale si sono già visti i primi risultati in situazioni di particolare crisi. Sarebbe però opportuno, in questo momento in cui le finanze regionali sono soggette a tagli, che a tale intervento si aggiungessero risorse nazionali per le Regioni a statuto ordinario”.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
