Sicurezza
Raffaele rimandato a casa dopo una flebo e le analisi
I familiari di Razzano contestano la versione dell’ospedale campano, che parla di dimissioni volontarie del 25enne. Domani probabilmente l’autopsia
QUARRATA. «Non è possibile che un ragazzo di 25 anni muoia così. Raffaele è stato rimandato a casa dopo una flebo e delle analisi del sangue. “I medicinali devono fare effetto” gli hanno detto all’ospedale, e invece è morto due ore più tardi». Giuseppe Razzano, cugino del 25enne trovato esanime in casa dello zio, a Durazzano, lunedì mattina, «dopo – denunciano i familiari – essere stato dimesso dall’ospedale», non si dà pace per quella morte tanto assurda.
Il giovane, Raffaele Razzano, aveva vissuto a Quarrata per alcuni anni. Si era trasferito qui con la sua famiglia non ancora diciottenne. In città, dove tuttora risiede il padre Lorenzo, camionista, aveva molti amici, gli stessi che hanno voluto dedicargli un ultimo pensiero non appena appresa la tragica notizia. Sul decesso di Raffaele, la Procura di Benevento ha aperto un fascicolo. Sembra che i medici del presidio ospedaliero di Napoli “Loreto Mare”, dove Razzano è stato trasportato in ambulanza dopo essere svenuto in una pizzeria del capoluogo campano, abbiano parlato di un allontanamento volontario del giovane dall’ospedale.
Le indagini sull’accaduto sono in corso. Intanto però i familiari, attraverso le parole del cugino del 25enne, Giuseppe, denunciano le mancanze del “Loreto Mare” e chiedono giustizia per il loro «meraviglioso ragazzo». Lunedì mattina il padre di Raffaele è partito da Quarrata alla volta di Benevento. Qui, all’ospedale Rummo, è stata portata la salma per l’autopsia, che forse sarà svolta venerdì 9 gennaio. «Il dramma – racconta Giuseppe – è cominciato domenica, dopo le sette. Raffaele era a Napoli, a San Gregorio Armeno, dove ci sono i presepi, con un’amica conosciuta a Pistoia. Verso le sette sono andati a mangiare una pizza, sempre a Napoli. Appena si è alzato dalla sedia per andarsene, è svenuto. Hanno chiamato l’ambulanza e lo hanno portato in ospedale, dove gli hanno fatto le analisi del sangue e una flebo. Con lui c’era la ragazza. Non gli hanno fatto nemmeno una tac. Nemmeno un accertamento più approfondito. Con una flebo e delle analisi lo hanno dimesso. Per questo abbiamo fatto denuncia. Lui – continua Giuseppe – non si reggeva in piedi. Ha preso il treno per tornare a casa. Alla stazione è andato a prenderlo zio Francesco. Già salendo in macchina ha visto che stava male. Lo ha dovuto portare in braccio fino al divano, dove la mattina dopo l’ha trovato morto. Era andato a chiamarlo per portarlo con lui a lavoro». Da circa tre mesi Raffaele era tornato a vivere a Durazzano, dai parenti, e si era messo a fare il carpentiere, dopo una parentesi negli Usa, dove abita la sorella Orsola.
Beatrice Faragli
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