Sicurezza
No a giudizi sommari sui social
L’appello di un conoscente del giovane che si è tolto la vita dopo aver provocato un incidente mortale
PISTOIA. Mai dare giudizi sommari su «immani tragedie» attraverso i social, strumenti di condisione rapida e universale e allo stesso tempo luogo ideale per esternazioni che partono “dalla pancia” prima che dalla testa. Avere la capacità di perdonare e impegnarsi ad aiutare chi ha subìto il danno e anche chi ne è stato causa: è l’appello di un amico, per un certo periodo datore di lavoro di un giovane che si è tolto la vita per il rimorso di aver provocato la morte di un ventiseienne empolese, Nino Buscaino, tecnico della prevenzione molto conosciuto ad Empoli e Santa Croce Sull’Arno ed anche apprezzato rapper con il soprannome di “El Nigno”.
A fine dicembre, due mesi dopo il tragico incidente che aveva provocato sull’autostrada dandosi poi alla fuga, ha deciso di farla finita: si è rinchiuso nel bagno di casa e ha aspettato la morte. Le ragioni del suo estremo gesto le ha spiegate chiaramente in un biglietto trovato poi accanto al cadavere dai carabinieri. Forti - un condensato di emozioni provocate da una tragedia così grande - molti dei commenti postati sui social dopo la morte di Buscaino.
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Su questa vicenda, il titolare di uno studio professionale e i suoi due soci hanno inviato una mail al Tirreno. «Nei giorni scorsi - scrive il professionista - dopo aver appreso la triste notizia del suicidio del caro amico Samuele, mi sono state riferite alcune considerazioni apprese su vari quotidiani e social network sulla sua persona, in relazione ai quali mi permetto di dissentire totalmente.
«Ho conosciuto Samuele insieme ai colleghi negli anni dal 2004 al 2007 dopo il conseguimento del suo diploma di geometra, successivamente al quale Samuele con tutta la delicatezza del caso si è rivolto a questo studio per svolgere il tirocinio previsto dalla Legge propedeutico poi anche all’esame di abilitazione all’esercizio della professione, che Samuele poi superò brillantemente con la soddisfazione da parte di tutti noi. Samuele aveva una carattere molto introverso, ma non per questo lo si poteva considerare un ragazzo privo di quella sensibilità e di quell’amore, così come invece è stato dipinto. Era sempre il primo ad arrivare sul lavoro e l’ultimo ad andarsene ad ora tarda con il suo compagno di stanza. Durante lo svolgimento delle ore di lavoro ma anche nei momenti in cui ci trovavamo per condividere una pizza tutti insieme, non mancava mai di farci sorridere, perché da quel suo carattere chiuso ed introverso comunque venivano sempre fuori con la puntualità di un orologio svizzero gli apprezzamenti e le battute appropriate per ciascuno di noi".
«Non possiamo giudicare - è l’appello del professionista - le persone a prescindere, e soprattutto senza conoscerle, anche perché vorrei incontrarla quella persona che non ha mai sbagliato nella vita, quanto meno lui portandosi dentro un rimorso così grande, ha preferito togliersi la vita sicuramente pentito dall’errore che aveva commesso, che io sono certo inconsapevolmente.
«Io credo che tutti noi invece di esprimere giudizi sommari che portano a queste immani tragedie, dovremmo avere la capacità di perdonare a prescindere, ed impegnarci non solo ad aiutare tutti coloro che hanno subìto il danno, ma soprattutto anche ad aiutare chi ne è stato causa, magari involontariamente e ne ha manifestato un pentimento sincero. Molto spesso quando ci troviamo a valutare questioni di carattere personale con eventi drammatici, è quasi impossibile esprimere giudizi così precisi e delineati, perché ripeto vorrei conoscere molti di coloro che si sono accaniti contro l’amico Samuele, e chiedere loro quando mai non hanno commesso errori, ed altresì come si sentirebbero se trattati anche loro con lo stesso modo.
"Vorrei esprimere molte altre cose - conclude - ma non voglio per mia natura rubare spazio e tempo, mi limito unicamente ad un abbraccio forte e sincero nei confronti di tutta la sua famiglia, al quale sono vicino ogni sera, ed un particolare ringraziamento anche al direttore del Tirreno che rispondendo su Facebook ai vari commenti, con grande sensibilità di animo e soprattutto con una cultura che appartiene solo a certe persone, ha esplicitato che chiunque di noi non può essere giudice tanto crudele e che il compito di giudizio spetta solo a Dio».
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