Sicurezza
Il compito di raccontare tutto, ma senza dimenticare l'umanità
La scelta del Tirreno di porre un freno ai commenti che ledono la dignità delle persone
Un giovane che provoca un incidente nel quale perde la vita un coetaneo e poi fugge senza prestare soccorso. Un giovane che forse aveva bevuto più del consentito, visto che, una volta identificato, si rifiuta di sottoporsi ai controlli. Lo stesso giovane, alcune settimane dopo, si toglie la vita, sopraffatto dal rimorso.
La storia è tragica e il bilancio è di due vite bruciate, una di quelle storie che non lasciano insensibile neppure il cronista di nera più esperto, neppure il giornalista abituato a confrontarsi quotidianamente con omicidi, ferimenti, rapine. Neppure la consuetudine riesce a creare una corazza che renda impermeabili dalle emozioni, che isoli i fatti dalle persone, le responsabilità, talvolta anche pesanti, dal dolore.
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Eppure, un caso così doloroso raccontato dal sistema dell’informazione al tempo dei social media ci propone una considerazione che sorprende, un'angolazione che colpisce e che, un po' inquieta e allarma. Nel momento il cui il Tirreno ha cercato di raccontare questa storia con rispetto e responsabilità, nei commenti di una parte dei lettori è emersa una vena inquietante.
Accanto a espressioni di rammarico e di commozione, è emersa anche la voglia di giudicare il comportamento del giovane in maniera durissima, con termini sprezzanti, con un atteggiamento che in certi casi potremmo definire poco umano. Nel momento in cui, parlando anche con gli specialisti dei servizi sociali abbiamo cercato di spiegare che il suicidio, qualunque sia la colpa di cui ci si è macchiati, non è mai la scelta giusta per fare i conti con i propri errori, nel momento in cui doveva emergere anche un sentimento di umana pietà, in una parte del popolo dei social media si è scatenata una corsa al commento più spietato e di pessimo gusto.
Sulla pagina Facebook del Tirreno di Pistoia sono apparsi commenti che non avremmo mai voluto leggere e che non abbiamo voluto continuare a leggere. Siamo intervenuti, con l'autorevolezza del nostro direttore, per mettere un freno a questo esercizio di crudeltà. Lo abbiamo fatto perché i commenti sono liberi, ma non fino al punto di calpestare la dignità di un uomo, quella dignità che a nessuno è consentito calpestare. La libertà, così la interpretiamo, non è irresponsabilità e il giudizio, sia pur severo, non può trasformarsi in insulto, derisione, scherno. A una dozzina di giorni di distanza, ci ha scritto il titolare di uno studio professionale del Pistoiese che il giovane ha frequentato.
Una lettera che, con parole toccanti, descrive quel giovane un po' introverso, ma fragile. Una lettera che chiede a tutti di giudicare gli altri con lo stesso metro con cui noi vorremmo essere giudicati. Una lettera nella quale viene ringraziato il modo con cui il Tirreno ha trattato il caso e la scelta di non lasciare la memoria di quel giovane in pasto a qualche pescecane del web.
Di tutto ciò ve ne diamo conto, non per farcene vanto, ma per condividere un compito che ogni giorno ci troviamo a svolgere. Il compito di riferire e anche di giudicare, qualche volta pure duramente. Ma sempre con un tocco di umanità.
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