Proteste
Conti in rosso alla Camera di commercio
Disavanzo di un milione per il taglio ai diritti camerali. Su 7 milioni di spesa, l’ente ne usa solo 1,4 per sostenere le aziende
PISTOIA. Lo si sapeva da tempo, che il bilancio 2015 della Camera di commercio sarebbe stato di lacrime e sangue. Ma ora che sono state pubblicate all’albo pretorio, quelle cifre si possono leggere nero su bianco, e fanno davvero impressione. L’ente di corso Amendola prevede di chiudere l’anno con un rosso di oltre un milione di euro, quasi il doppio delle perdite del bilancio consuntivo 2013. La perdita verrà coperta solo grazie all’utilizzo di una parte degli accantonamenti degli anni scorsi.
Un “buco” prodotto essenzialmente dal taglio del 35% dei diritti annuali, previsti per quest’anno dalla legge di riforma degli enti camerali, la 114 del 2014. I diritti, cioè quei 120 euro (in media) che ogni azienda attiva deve pagare alla Camera di commercio e che passano dagli 8,5 milioni del consuntivo 2013 ai 5,9 del bilancio 2015. L’idea è quella di portare a zero in tre anni il diritto da versare e, contemporaneamente, togliere alle Camere di commercio l’obbligo della tenuta dei registri camerali, che è poi il motivo che giustifica il pagamento dei diritti. Insomma, una riforma importante, che – più o meno come è avvenuto per le Province – parte dal taglio delle risorse per arrivare, prima o poi, alla riforma degli enti.
Con queste poche risorse, l’ente guidato da Stefano Morandi dovrà comunque funzionare nel 2015, garantendo i servizi obbligatori (come la tenuta dei registri, appunto). Anche per questo il taglio delle spese (che pure c’è stato) non è andato di pari passo con quello delle entrate.
Un esempio? La spesa per il personale (50 persone, di cui 30 a tempo pieno e 20 part time) non è affatto diminuita. Una leggera flessione si è riusciti a portarla a casa nel capitolo riservato agli acquisti di beni e servizi, che scendono di circa 200.000 euro. Ridotti di molto anche gli accantonamenti, che per legge sono legati soprattutto all’alta percentuale di evasione da parte delle aziende, che pagano con regolarità il diritto camerale solo nel 70% circa dei casi.
Ma il vero, drammatico taglio alle uscite, che per il 2015 consentirà alla Camera di commercio di far quadrare comunque i conti, arriva i dai cosiddetti “interventi economici”, cioè i contributi alle aziende che vogliono innovare o espandersi all’estero, le iniziative di promozione e così via. In poche parole, il vero valore aggiunto che la Camera di commercio sarebbe chiamata a fornire al mondo delle imprese, soprattutto se piccole e (generalmente) deboli come quelle pistoiesi. Ecco, su questo fronte il 2015 farà segnare per l’ente una forte ritirata: il presidente Morandi ha già anticipato, ad esempio, che sarà ben difficile riproporre anche quest’anno l’appoggio alla fiera artigiana Arts & Crafts.
E sono a rischio anche le prospettive di Immagine Italia, la fiera della lingerie e della biancheria che – negli anni scorsi – era divenuta un punto di riferimento a livello nazionale per il mercato.
Insomma, il bilancio 2015 restituisce il ritratto di una Camera di commercio che prevede di spendere 7 milioni di euro, di cui solo 1,4 verrà restituito in promozione e contributi alle aziende. Il resto se ne andrà per sostenere e far funzionare la macchina amministrativa.
Come il mondo imprenditoriale valuti queste cifre, lo dice la elevatissima percentuale di evasione dei diritti camerali.
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