Il Tirreno

Pistoia

Cimiteri, chiesti dodici rinvii a giudizio

Il 13 marzo via all’udienza preliminare per lo scandalo del traffico di lapidi. Il Comune sarà parte civile

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PISTOIA. La Procura della repubblica di Pistoia ha chiesto il rinvio a giudizio per i 12 imputati dell'inchiesta sullo scandalo dei cimiteri comunali. La prima udienza davanti al giudice delle indagini preliminari si terrà il 13 marzo e il Comune si costituirà parte civile, come fa sapere una nota dell'amministrazione.L'inchiesta sui comportamenti illeciti nei cimiteri comunali, condotta dalla Guardia di finanza, venne alla luce quasi un anno fa, dopo che sulle gravi carenze di gestione erano esplose diverse polemiche, approdate anche in consiglio comunale.

L'avviso di conclusione delle indagini preliminari firmato a ottobre dal pubblico ministero Fabio Di Vizio, riporta un vero campionario di orrori : salme smembrate e in parte risepolte perché trovate non ancora completamente mineralizzate, resti umani non identificabili infilati nei sacchi della spazzatura e “parcheggiati” nel deposito cimiteriale, a volte mischiati con quelli di altri defunti, lapidi e arredi funebri riciclati e rivenduti a prezzi stracciati. In tutto, 41 capi di imputazione con reati contestati che a vario titolo vanno dalla soppressione e distruzione di cadavere al peculato, dalla violazione di sepolcro all’abuso d’ufficio, dall’omessa denuncia al falso.

Gli indagati sono Guido Tesi, ex dipendente della Manutencoop , aziende assegnatarie del servizio di gestione dei cimiteri, l'ispettore comunale Nicola Livi (accusato di abuso d’ufficio per aver comunicato a Tesi l’esistenza delle denunce e dell’inchiesta), altri sei operatori cimiteriali (Alessandro Tonini, di Pistoia; Diego Traversari, di Pescia; Giampaolo Chiesa, di Monsummano; Giovanni Matulli, di Pistoia; Saverio Folino, di Pistoia; e Francisco Mori, di Monsummano); Gerardo Delle Rose, titolare del negozio di fiori davanti al cimitero comunale; Paolo Pisaneschi, pistoiese, proprietario di due attività di marmista; Stefano Lupi, di Prato, anch’egli titolare di un’attività di rivendita lapidi. A questi si aggiunge Antonio Baroncelli, vigile urbano accusato di violazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento, per aver rivelato ad uno degli indagati un imminente controllo da parte dei vigili urbani. Secondo la ricostruzione della Procura, la gestione fuorilegge delle salme era funzionale a procurarsi arredi funebri già usati, da “riciclare” a prezzi notevolmente più bassi di quelli di mercato.

Il Comune ha deciso di costituirsi parte civile al processo con l’intento di vedersi risarcire di tutti i danni arrecati (in particolare in relazione al capo di imptuazione di peculato) e, in particolare, il danno all'immagine del Comune stesso. "La decisione, del resto - sottolinea la nota di Palazzo di Giano - è conseguente alle azioni fin qui compiute dall’Amministrazione comunale volte a fare piena chiarezza su questa vicenda, fin dall’inizio: alla luce dell’esposto presentato dalle ditte Masolini Marmi e Mercati Marmi che denunciavano un presunto commercio illegale di lapidi, fu il sindaco stesso a chiedere – già nel maggio 2013 – la celere trasmissione all’autorità competente di tali atti. Successivamente le azioni del Comune sono state orientate alla massima trasparenza e alla piena disponibilità a collaborare fattivamente con gli inquirenti, nell’interesse del Comune stesso e di tutti i cittadini ".

Fabio Calamati

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