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Comitato all’attacco: pericolosa la ciclabile lungo gli argini franati

Comitato all’attacco: pericolosa la ciclabile lungo gli argini franati

QUARRATA. Piste ciclabili da realizzare «in luoghi inappropriati e pericolosi». Daniele Manetti, Comitato contro le alluvioni e Legambiente, contesta la progettazione del percorso ciclistico sugli...

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QUARRATA. Piste ciclabili da realizzare «in luoghi inappropriati e pericolosi». Daniele Manetti, Comitato contro le alluvioni e Legambiente, contesta la progettazione del percorso ciclistico sugli argini dei torrenti quarratini.

La situazione negli ultimi anni è notevolmente peggiorata. Le arginature sono piene di scasci. «Com’è possibile pensare di fare proprio su questi punti critici le piste? E come possono gli operai lavorare su quei punti senza che prima siano messi in sicurezza?» chiede Manetti.

«Per quattro anni il progetto è rimasto fermo» ma già nel 2010 il Comitato si era mosso in Regione Toscana contro una progettazione che coinvolgesse in maniera così predominante gli argini. «Nel frattempo ci sono state leggi regionali importantissime sul fronte del rischio idrogeologico, che impediscono di costruire opere pubbliche dove possono recar danno e provocare ulteriori alluvioni. I cittadini di Olmi – continua Manetti – sono anche arrabbiati per gli espropri dei terreni e chiedono che la priorità sia data ad altri interventi. In viale Montalbano, ad esempio, mancano i marciapiedi e tutti i giorni gli abitanti rischiano la vita. In quattro anni – sottolinea – nulla è cambiato, anzi qualcosa sì: gli scasci sullo Stella sono notevolmente peggiorati. La loro pericolosità è aumentata a dismisura. Chiederemo un incontro urgente per discutere della questione con l’amministrazione».

Intanto, lo ricordiamo, c’è stata l’aggiudicazione definitiva del primo lotto dell’opera. Un appalto da 450mila euro finito al centro delle polemiche, visto che è andato a una ditta di Genova, la Edildue srl, guidata, fino a poche settimane fa, da due imprenditori, Stefano Raschellà e Daniele Raschellà, padre e figlio, raggiunti il 13 novembre scorso da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Genova nell’ambito della maxi inchiesta ligure sugli appalti.

Beatrice Faragli

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