Il dolore
Ospedale, dieci intossicati per l’acido
La sostanza fuoriuscita da una tanica nel polo endoscopico: tre giorni di prognosi per medici, infermieri e pazienti
PISTOIA. Una tanica che si apre e disperde nell'aria acido peracetico. Le persone all'interno del polo endoscopico del San Jacopo (l’Asl 3 non conferma il numero, fonti interne parlano di 3 medici, 5 infermieri e 2 pazienti) iniziano ad avvertire irritazione alle mucose nasali, agli occhi, e bruciore alla gola. Al Pronto soccorso, situato vicino al polo endoscopico, tutti hanno avuto una prognosi di tre giorni. Un referto non grave quindi, ma sull'accaduto i Rappresentanti per la sicurezza sui luoghi di lavoro hanno chiesto spiegazioni alla direzione aziendale. Sembra che i lavori per adeguare un nuovo locale a deposito per le stagne di acido parecetico siano stati richiesti (con tanto di progetto e indicazione del luogo ritenuto più adatto) dagli Rls già diversi mesi fa.
L’acido parecetico è usato per la sterilizzazione degli apparecchi endoscopici. Secondo gli Rls le stagne devono essere collocate in stanze «isolate dalla fase operativa». Più distanti dal vano attualmente usato come deposito. È da una di queste stagne, infatti, che si è sprigionata venerdì mattina la sostanza tossica. Non letale per l’uomo, ma dagli effetti altamente irritanti, e di facile combustione. L’Asl per ora non risponde. Nella nota afferma solo che il deposito in questione “è idoneo”.
I fatti risalgono alla mattina di venerdì 12, ma sono trapelati solo dopo alcuni giorni. L'Azienda sanitaria pistoiese conferma che ad aver provocato il malessere nelle persone presenti è stata la dispersione nell'aria di acido parecetico uscito da una tanica. Il polo endoscopico si trova al piano terreno, nelle vicinanze del Pronto soccorso. Per alcuni, in un’area dell’ospedale inadatta alla funzione da svolgere, con lo stoccaggio dell'acido peracetico in un piccolo magazzino a contatto con pazienti e operatori. «Sono stati eseguiti - spiegano Cgil e Cisl - dei lavori al sistema di aerazione dell’endoscopia, perché il sistema di ricircolo non era sufficiente, mancava un ricambio d’aria adeguato a causa dei disinfettanti che si usano nel reparto». Niente da fare invece per il nuovo deposito delle taniche, ma l’Asl afferma invece che “il deposito è idoneo per le finalità preposte, in quanto dotato di strutture Rei resistenti al fuoco e di impianto di estrazione di aria. Poiché si tratta di sostanze che - prosegue la nota - anche in piccola quantità sono immediatamente percepibili all’olfatto, gli operatori hanno segnalato subito quanto era accaduto alla direzione dell’ospedale, che è intervenuta immediatamente. Sono state messe, pertanto, in atto le misure necessarie per allontanare il personale e i pazienti presenti dall’area in cui era percepibile l’odore ed era possibile l’inalazione delle sostanze fuoriuscite”.
Sia medici che infermieri e pazienti sono sati accompagnati al vicino Pronto soccorso, da cui sono stati dimessi poco dopo con tre giorni di prognosi. “Sono sate messe in atto - sostiene l’Asl - le misure di bonifica e controllo necessarie alla riattivazione del polo endoscopico. Venerdì 12 e lunedì 15 sono stati eseguiti dei monitoraggi ambientali con l’Università di Firenze (nell’ambito di un progetto già esistente, precisa l’Asl) per valutare la concentrazione di acido peracetico aerodisperso. I valori - è la conclusione -sono ampiamente compatibili con l’attività lavorativa”. Da lunedì quindi in endoscopia si è ripreso a lavorare. Il personale intossicato ha ripreso servizio, gli appuntamenti programmati per venerdì e sabato sono stati redistribuiti a San Marcello e Pescia. “Sulle cause dello sversamento - conclude l’Asl - sono ancora in fase di accertamento i motivi per i quali si è avuta questa piccola fuoriuscita”.
Tiziana Gori
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