Il Tirreno

Pistoia

processo

Morì a 26 anni stritolato nella macina: nessun risarcimento

Massimo Donati
La tragedia del 14 febbraio 2003 nell'azienda di Cutigliano
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La tragedia del 14 febbraio 2003 nell'azienda di Cutigliano

Pistoia, a undici anni dalla tragedia la Cassazione conferma le dure condanne ma l’azienda è fallita: niente soldi per vedova e figlioletto

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CUTIGLIANO. Aveva accettato quel lavoro per stare più vicino alla moglie, in attesa di un bambino. Continuare a fare il boscaiolo, senza orari e senza sicurezze economiche, non glielo avrebbe consentito. Adesso, lui che, insieme ai due fratelli, cinque anni prima, era partito dall'Albania a bordo di un gommone, in cerca di una vita migliore, aveva bisogno di un lavoro con un salario assicurato e un cartellino da timbrare. Invece, Anjelin Shiqeri, 26 anni, in quell'azienda di escavazioni di Cutigliano, aveva trovato la morte.

Il giorno di San Valentino del 2003 il giovane aveva perso la vita in un modo atroce: stritolato in una macina per la produzione di pietrisco, lungo il fiume Lima.

A quasi 11 anni dalla tragedia, la Corte di cassazione ha confermato in pieno le pesanti condanne inflitte, dal del tribunale di Pistoia prima e dalla Corte d'appello poi, ai quattro responsabili dell'azienda, tutti accusati di omicidio colposo e, reato molto più grave, di omissione dolosa di cautele per prevenire gli infortuni sul lavoro: 4 anni di reclusione a Graziano Canigiani, ritenuto il titolare di fatto, e 3 anni e 6 mesi ciascuno al figlio Guido Canigiani, in veste di responsabile del cantiere, e alle due amministratici formali dell' "Immobiliare Daniela", Sabrina Canigiani e Jacqueline Torres, rispettivamente figlia e nuora (di un altro figlio, deceduto) di Graziano.

Ma a quasi 11 anni da quel giorno, i familiari della vittima (che in primo e secondo grado erano rappresentati in giudizio dagli avvocati Enrico D'Angelo e Sabrina Borghi, mentre nell'ultimo grado dal cassazioni sta Paolo Frosini) non hanno praticamente ricevuto alcun risarcimento. Nella loro sentenza, depositata alcuni giorni fa, i giudici romani hanno confermato la condanna al risarcimento dei danni in sede civile di Guido Canigiani, della sorella Sabrina e della nuora Jacqueline Torres, disponendo una provvisionale di 75.000 euro a favore della vedova, Klodiana Shiqueri, di 90.000 euro a favore del figlioletto Xhoi e di 25.000 euro ciascuno a favore dei fratelli Gezim e Mark. Tuttavia nel frattempo l'azienda in cui la vittima lavorava è fallita.

«Tra l'altro - spiega l'avvocato Enrico D'Angelo - Anjelin lavorava senza copertura assicurativa. Per cui, nonostante la soddisfazione per aver ottenuto giustizia con la conferma della sentenza, ad ora di quel risarcimento è stata versata una minuscola parte, solo dal signor Graziano Canigiani. Certo, non c'è risarcimento che possa compensare la perdita di un ragazzo che non ha nemmeno avuto la fortuna di veder nascere il proprio bambino. La vedova oggi percepisce soltanto una piccola indennità».

Angjelin Shequeri, che abitava a Ponte Sestaione, faceva l'operaio da 4 mesi nell'azienda di escavazione e trasformazione di inerti che si trova lungo il corso del fiume Lima, poco lontano da Cutigliano. Quella tragica mattina stava lavorando nei pressi del macchinario che frantuma la pietra. Salito sulla pedana dell'impalcatura soprastante la potente macina, che si trova sopra uno dei silos, vi era caduto dentro. Il giovane non era morto subito, ma la fine era arrivata in una decina di minuti a causa della copiosa emorragia e per via del mancato afflusso di sangue al cuore dovuto alla posizione del corpo. 

Lungo l'elenco delle omissioni nel campo della sicurezza stilato dalla procura nel capo d'imputazione: dall'assenza di un cancelletto che impedisse l'accesso all'imbuto con l'impianto in funzione, a quella di un sistema di blocco, alla mancanza di sistemi di protezione contro il contatto con gli ingranaggi. Per non parlare dell'assenza di qualunque tipo di formazione per gli operai.

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