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Pistoia

Un “no” deciso alle tre maxi Asl

Un “no” deciso alle tre maxi Asl

Approvato un documento: «Peggiorerà la qualità del servizio per i cittadini»

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PISTOIA.

Tra i punti all’ordine del giorno affrontati dall’assemblea dei medici, oltre alle eccedenze orarie e alla retribuzione dei colleghi più giovani, anche la riorganizzazione del servizio sanitario toscano. Riorganizzazione che vedrebbe “sparire” la Asl pistoiese.

“La proposta avanzata dalla giunta regionale nella quale si prefigura la riduzione a tre Aziende sanitarie territoriali-ospedaliere-universitarie associata al pensionamento dei cosiddetti esuberi comporterà - è la posizione dell’Intersindacale - una netta riduzione della capacità di risposta ai bisogni di salute dei cittadini toscani. Questo per la combinazione di più fattori: la commistione abborracciata di componenti che hanno obiettivi diversi come la ricerca e la didattica per l'università e l'assistenza per l'ospedale; l'indebolimento della capacità delle amministrazioni locali di rappresentare istanze e bisogni specifici dei singoli territori; il prodursi di veri e propri pachidermi a valenza burocratico-amministrativa che ingabbierebbero il sistema in una rete di norme e procedure da rivedere, riallineare, rielaborare con l'effetto di peggiorare l'inerzia già onerosa dell'attuale sistema; un'azione di controllo su bilanci aziendali molto più consistenti degli attuali complicata ed in aperta contraddizione con quanto già avvenuto nelle più piccole Asl di Massa, Pistoia, e Siena (il tutto nonostante la certificazione dei bilanci stessi) oltre che nella "permeabilità" delle centrali di acquisto che fanno capo agli Estav; una perdita secca di centinaia di professionisti medici che sono all'apice delle potenzialità in termini di competenza professionale; un depauperamento della massa critica degli operatori sanitari di livello più qualificato (i medici) che attraverso il meccanismo degli esuberi non potrebbero essere sostituiti con nuove assunzioni; la messa in campo di vere e proprie catene di comando corte che, generate in maniera ampiamente autoreferenziale, verrebbero fidelizzate ad un governo regionale che appare molto più attento alle problematiche del potere e del consenso che della qualità del servizio. La riorganizzazione così proposta - sostiene l’Intersindacale - comporta un elevato rischio di collasso del sistema pubblico e di apertura di una prospettiva di sanità pubblica povera per i poveri ed una privata ricca per i ricchi che diventerebbe elemento di interesse per soggetti impegnati nell'intermediazione finanziaria».

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