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Pistoia

Medici in rivolta, l’Asl fa dietrofront

Medici in rivolta, l’Asl fa dietrofront

In assemblea la decisione di attenersi all’orario stabilito dal contratto, e nel pomeriggio la direzione convoca i sindacati

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PISTOIA. Un’assemblea accesa che, considerata la necessità di dover garantire l’operatività dei reparti, ha avuto una partecipazione di personale medico amplissima. Erano circa 120 i medici presenti mercoledì mattina nella Sala “Cinzia Lupi” dell’ospedale San Jacopo. Una presenza massiccia per il confronto su un recente provvedimento aziendale che li ha mandati su tutte le furie. E nel pomeriggio, comunica l’Intesindacale medica, ci sarebbe stato il dietrofront dell’Azienda sanitaria di fronte allo “spauracchio” che i medici seguissero i consigli dei loro rappresentanti sindacali e si attenessero all’orario contrattualmente definito di 6 ore e 20 al giorno.

«L’Asl - afferma Maria Benvenuti, componente dell’organizzazione che riunisce tutte le sigle sindacali dei medici - è tornata sui suoi passi. Siamo in discussione, ma c’è buona probabilità che venga accolta la nostra proposta di riorganizzazione dell’orario del personale medico nella maniera più funzionale alle esigenze delle unità operative”. Che per l’Intesindacale significa portare le giornate lavorative a cinque anziché sei, allungando l’orario di lavoro da 6 ore e 20 a 7 ore e un quarto. «Una soluzione che consentirebbe di diminuire le eccedenze orarie».

È la questione che ha fatto andare su tutte le furie i circa 400 medici dell’Asl pistoiese. Con un provvedimento datato 26 novembre, l’Azienda ha infatti comunicato che il personale medico avrebbe potuto, dal primo dicembre, recuperare solo le ore effettuate nei giorni festivi e non tutte le eccedenze orarie. «Un po’ per mancanza di personale - commentano Maria Benvenuti e Corrado Catalani - un po’ per l’organizzazione del lavoro, i medici sforano alla grande l’orario canonico. Come ben sa la direzione la maggior parte delle eccedenze orarie accumulate - c’è chi arriva anche a 150-200 ore in un anno, che vengono perse perché azzerate il 31 dicembre - si genera nei giorni feriali, per chiari motivi connessi alla tipologia del lavoro e alla necessità di mantenere la continuità assistenziale in una condizione di carenza cronica di organico che costringe spesso i medici a prolungare il proprio orario di lavoro o a sottoporsi a più turni di 12 ore consecutive durante la settimana. Il recupero delle eccedenze orarie è avvenuto fino ad oggi attraverso la fruizione di giorni di assenza dal lavoro, sempre concordati con i responsabili dei servizi».

L’argomento era oggetto di confronto al tavolo tecnico paritetico azienda-sindacati che «non viene più convocato da un anno e mezzo. Ci stavamo confrontando perché - spiega Benvenuti - c’è la necessità burocratica di non avere buchi ingiustificati nell’orario. Un medico che lavora 12 ore un giorno e recupera il giorno dopo, non timbra il badge e deve indicare la causale. Dal 26 novembre l’Azienda ha deciso che pochi giorni dopo, dal 1 dicembre, sarebbe stato possibile recuperare solo le eccedenze festive. Il resto farebbe parte del salario di risultato, che ammonta a 1.200 euro l’anno per professionista, quando ci sono molti medici che accumulano oltre 100 ore di eccedenza. Capiamo che la decisione volesse “invogliare” il personale a prendere più giorni di ferie possibili a dicembre per esigenze di bilancio, ma non è una soluzione accettabile».

Di fronte alla possibilità che i medici si attenessero strettamente all’orario contrattuale, nel pomeriggio è arrivata la convocazione della direzione. «A questo punto - conclude l’Intersindacale - lavoriamo sull’ipotesi di un’organizzazione spalmata su 5 giorni, che consentirebbe di ridurre anche le eccedenze orarie».

Tiziana Gori

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