Sicurezza
Niente contratti di solidarietà alla Gibus
Casalguidi; il sindacato chiede all’azienda di ritirare gli esuberi. Meglio la cassa integrazione e il ricorso alla mobilità volontaria
QUARRATA. Niente contratto di solidarietà alla Gibus spa di Casalguidi. Secondo i vertici aziendali non ci sono le condizioni organizzative per ricorrere allo strumento proposto in sede provinciale da parte dei sindacati.
La trattativa va comunque avanti. L’obiettivo resta quello di scongiurare i licenziamenti annunciati il 6 novembre scorso, con l’apertura della procedura di mobilità per 9 dipendenti sui 40 totali in forze nel sito produttivo casalino di tende da sole, uno tra i quattro stabilimenti di Gibus in Italia.
La proprietà, durante l’incontro con le organizzazioni sindacali svoltasi ieri, ha nuovamente avanzato l’ipotesi di una cassa integrazione straordinaria, con mobilità volontaria e licenziamento degli operai al termine dei 12 mesi.
La sola certezza emersa nel corso dell’incontro, è che la prospettiva di poter ricorrere al contratto di solidarietà, che non consentirebbe alcun esubero, è sfumata.
«È una trattativa difficile ma – spiega Marco Ballati, segretario Fillea Cgil Pistoia – si possono trovare le soluzioni per affrontare la crisi nel modo più efficace possibile da ambo le parti. C’è una disponibilità forte da parte dei sindacati a discutere».
«Siamo fiduciosi che l’azienda riesca a venire incontro ai lavoratori» commenta Daniele Vaccaro, Filca Cisl. Il passo chiesto alla Gibus spa si concentra evidentemente sul ritiro degli esuberi previsti, a favore, a questo punto, dell’attivazione di una cassa integrazione straordinaria con mobilità volontaria che non implichi già una sentenza di licenziamento al termine dei 12 mesi di cigs.
Il 19 dicembre è fissato il tavolo provinciale in cui si arriverà all’accordo o alla dichiarazione di mancato accordo.
Da qui al 19, intanto la trattativa continua a restare aperta.
Beatrice Faragli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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