Il Tirreno

Pistoia

Imputata in lacrime per l’intera udienza

Imputata in lacrime per l’intera udienza

Gli avvocati difensori: «Ricorreremo in appello, pena eccessiva. Si trattò di un gesto d’impeto»

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PISTOIA. Capelli raccolti in una coda di cavallo, una sciarpa per celare parzialmente il volto, gli occhi arrossati dal pianto, dalle lacrime che per l’intero corso dell’udienza non hanno mai smesso di rigarle le guance, e neppure durante l’attesa della sentenza, seduta nella cella di sicurezza attigua all’aula.

Ieri mattina Serena Checchi non ha detto una parola, né al giudice né all’amica del cuore, che per tutto il tempo l’ha attesa fuori dall’aula, su una panca, per scambiare con lei, all’ingresso e all’uscita, un sorriso, un breve cenno di incoraggiamento, e niente più.

Insomma, l’atteggiamento di una donna profondamente pentita per ciò che ha fatto il suo, di una donna consapevole di aver rovinato la propria vita e quella dei sui cari. Un pentimento del quale però, secondo i suoi difensori, il giudice dell’udienza preliminare non avrebbe tenuto debitamente di conto per concedere le attenuanti generiche, che avrebbero portato da una pena più mite.

«Si tratta di una sentenza eccessiva – spiegano gli avvocati Simone Aiazzi e Francesco Bonanni – perché riteniamo che non ha tenuto conto della situazione emotiva, del dolore che ha spinto questa donna a compiere quel tragico gesto, la sofferenza per la fine del rapporto sentimentale con la parte offesa».

«Faremo appello – annunciano i due avvocati difensori – soprattutto perché riteniamo che nel comportamento della nostra assistita non vi sia stata premeditazione. Lei, quella pistola con cui ha sparato, la portava sempre con sé, per sicurezza, perché a volte le toccava entrare a lavoro alle cinque e mezzo-sei del mattino, in una zona isolata, e aveva paura di essere aggredita ». (m.d.)

 

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