Il Tirreno

Pistoia

Da S. Atto a Scipione de Ricci in 107 alla guida della diocesi

di Paolo Gestri
Da S. Atto a Scipione de Ricci in 107 alla guida della diocesi

Il primo si chiamava Romolo, poi i religiosi longobardi e le grandi famiglie locali Tra questi il beato Andrea Franchi, un raro esempio di carità ed umiltà

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PISTOIA. Da San Romolo ai grandi vescovi longobardi. Dal medioevale zelante Attone al moderno Scipione de' Ricci, dal beato Franchi all'erudito Bindi, la chiesa pistoiese vanta vescovi di pura eccellenza che hanno fatto la storia diocesana e non solo. Monsignor Fausto Tardelli è il numero 108 dei rettori della sede di Pistoia, a partire dalla metà del I secolo con il catechista San Romolo cui seguirono tanti prelati ignoti alle carte documentarie.

Ma già il papa Gelasio I° (492 - 496) fa sapere che un vescovo di Pistoia "longevo per età ed onore", si era recato a Ravenna a parlare con Teodorico, re dei Goti, mentre più tardi nell'albo d'oro della nostra cattedrale leggiamo presuli che sanno tanto di longobardo. Le firme sono, ad esempio, di Teodato, Vegesvaldo,Teodosio, Guillerard, Lamprendo. Ed ecco pure Guasprando (844) presente all'incoronazione di Lodovico, figlio dell'imperatore Lotario, a re dei Longobardi; ed Ildebrando (1107) elogiato da Bernardo di Chiaravalle e in evidente buoni rapporti con Matilde di Canossa, visto che la pia contessa gli ricostruì la cattedrale che era stata distrutta da un incendio.

Nel tempo, troviamo in elenco, tra gli altri, l'intraprendente Traccia (11549, amico di Federico Barbarossa, il concittadino, poi cardinale, Soffredo Soffredi (1208) ed ancora, tutti di seguito, ben quattro cardinali: Niccolò Pandolfini (1474) e tre nobili Pucci: Lorenzo (1518), Antonio (1519) e Roberto (1541).

Nel 1573, Alessandro de' Medici che sarà papa Leone XI e, due anni dopo un Lattanzi "esperto in diplomatici maneggi", in senso buono. In senso cattivo si espresse invece proprio il suo coadiutore, monsignor Abbiosi (1587) perché troppo ambizioso e sovversivo.

È un elenco, questo, da completare almeno con i vari Guidaloste Vergiolesi (1252) gran mediatore tra guelfi e ghibellini, i pistoiesi Sinibaldi (1303) e Ciantori (1349), fra' Remigio teologo (1356), Matteo Diamanti (1400) sotto il cui vescovado fu ritrovato il corpo di San Felice, Donato de' Medici (1436) del quale ammiriamo un busto di scuola del Verrocchio in cattedrale.

Ma nei venti secoli di vescovado pistoiese brillano, soprattutto, tre stelle polari: S.Atto, il vescovo Franchi e Scipione de' Ricci. A parte la vita umile e santa di monaco vallombrosano, S.Atto (1133 - 1153) è il "padre" del nostro patrono, nel senso che, nel 1145, da Compostella in Galizia, fu lui a far arrivare a Pistoia la reliquia di S. Jacopo che si festeggia ogni 25 luglio. In pratica, mise le basi per la floridezza della Pistoia comunale.

Da parte sua il beato Andrea Franchi (1381 - 1400) si distinse nell'umiltà quanto nella carità. Nato a Pistoia nel 1335, proprio i pistoiesi lo chiesero come loro guida al papa Urbano VII. Ma anche i pratesi gli vollero bene avendone avuto in dono la Sacra Cintola (1395). Pur teologo insigne, portò sempre il cappuccio da frate domenicano qual era, come da semplice frate amava farsi ritrarre. E quando, nel 1400, la peste dimezzò gli abitanti della città da 9mila a 4.500, egli fu in mezzo a loro con doni e preghiere. Nel testamento (morì nel 1421, dopo aver rinunciato alla cattedra vescovile) non lasciò niente ai parenti, ma tutto ad opere pie.

Infine, Scipione de' Ricci (1780 - 1791, colui che in dieci giorni mise a soqquadro la Chiesa di Roma. Amico ed in perfetta sintonia col granduca Leopoldo I, dal 18 al 27 settembre tenne il Concilio di Pistoia, con l'idea di modernizzare la Santa Ecclesia. Desiderava, ad esempio, amministrare i sacramenti in lingua toscana, sopprimere gli altari privilegiati, riformare breviario e messale. "Io mi lusingo - scrisse in una lettera al granduca il 27 - 9 1787 - che non resterò affatto inutile alla causa della verità". Ma fu accusato di giansenismo ed osteggiato, fino a che la Santa Sede ne annullò decreti. Aveva tante ragioni, ma alla fine fu costretto a dire che aveva torto.

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