Il Tirreno

Pistoia

L’insediamento

Se il nuovo vescovo ama gli U2 e Facebook

Mario Lancisi
Se il nuovo vescovo ama gli U2 e Facebook

Si presenta ad una Chiesa pistoiese divisa e senza una linea pastorale , compito non facile, ma il vescovo piace a conservatori e progressisti

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PISTOIA. «Non voglio una Chiesa autoreferenziale, che guardi al proprio ombelico. Vorrei richiamare qui la mia ultima lettera pastorale: “Discepoli missionari della misericordia di Dio”. Attenti a tutte le ferite che ci portiamo dentro, per aiutare tutti all'incontro con Gesù Cristo, il medico vero», spiega mons. Fausto Tardelli al Tirreno alla vigilia del suo insediamento alla guida della diocesi di Pistoia, che avverrà l'8 dicembre.

Non quindi una Chiesa chiusa in se stessa, arroccata nelle proprie canoniche: «La riforma in senso missionario della Chiesa è l’urgenza di questo nostro tempo», precisa mons. Tardelli. Uscire dalle sacrestie per andare incontro ai problemi dell’uomo contemporaneo, soprattutto dei più deboli. Non a caso ha scelto di vivere la sua prima giornata nella sua nuova diocesi incontrando gli ultimi: gli ammalati, i carcerati, i disabili e pranzerà con i poveri alla mensa don Siro Butelli.

Monsignor Fausto Tardelli, 63 anni, viene da San Miniato, dove è stato vescovo per dieci anni in cui «ha rimesso in moto la vita pastorale della diocesi, dopo anni di immobilismo», racconta don Armando Zappolini, un prete di frontiera, molto impegnato nel sociale (è presidente delle comunità di accoglienza). Che aggiunge: «Sui problemi sociali in cui mi sono impegnato, dalla droga al gioco di azzardo, mons. Tardelli è il primo vescovo che mi sono trovato accanto».

Da San Miniato a Pistoia il salto è notevole: si passa infatti da una diocesi di 91 parrocchie ad una che ne conta 161, quasi il doppio mentre i preti passano da 79 a 156. Dimensioni da grande diocesi, ma anche problemi e nodi irrisolti, come sostiene don Paolo Tofani, parroco di Agliana: «Non abbiamo una linea pastorale. E’ importante che il nuovo vescovo dia una linea. Oggi la diocesi è divisa» Il nuovo vescovo non annuncia ricette facili. Non si presenta battendo il pugno sul tavolo ma promette «ascolto e attenzione». E spiega: «Intendo entrare a piccoli passi a contatto con la comunità pistoiese. Non un programma ma convinzioni che ho maturato. Attenzione e ascolto per capire ed entrare nel passo di una chiesa che ha la sua storia, le sue tradizioni, le sue peculiarità, questo vale per la città e il suo territorio umano». Poi aggiunge che la Chiesa è un organismo vivo in cui tutte le membra devono cooperare per lo stesso scopo. «Pur con la peculiarità e i carismi di ognuno si deve tendere a remare tutti nella stessa direzione». Già in queste parole appare chiaro il tipo di Chiesa che il nuovo vescovo intende seguire. Niente divisioni, gioco di squadra, superamento di una Chiesa che si contempla l’ombelico.

Personaggio complesso, il nuovo vescovo di Pistoia, in quanto in sè riflette mondi diversi. Quello lucchese, in primo luogo, dove il cattolicesimo ha una tradizione politica democristiana e una grande attenzione al volontariato, di cui Lucca è una delle capitali italiane. Figlio di Leonello, agente di polizia, e di Adriana Olga - entrambi originari di Massa Carrara -, che da grandi tifosi di Coppi chiamarono il figlio Fausto, il nuovo vescovo di Pistoia ha subito l’influsso della Chiesa del Concilio: «Ricordo ancora che quando nel 1963 morì papa Giovanni XXIII io, allora ragazzo di prima media, mi misi a piangere. E l’esempio del papa buono e di un certo clero lucchese mi hanno spinto a farmi prete», racconta mons. Tardelli. Che entrò in seminario mezzo secolo fa, nell’ottobre del 1964 «quando furoreggiavano i Beatles», sottolinea.

«Mi piace la cosiddetta musica leggera. L'ascolto volentieri. Tra i gruppi musicali quelli che più ho apprezzato sonogli U2. Vasco Rossi lo trovo sempre molto interessante. Ma anche altri, come Battiato, Dalla, la lista potrebbe allungarsi di molto». E a Vasco mons. Tardelli qualche giorno fa ha dedicato un post su Fb: « “Come vorrei che fosse possibile cambiare il mondo che c'è..”.Così canta Vasco. Ma anche se chi le canta ha in mente altro, queste parole le sento in qualche modo mie».

Il suo amore per Facebook («è una piazza da dove passano gli uomini e le donne con cui io vescovo dove confrontarmi», dice) è tale che non solo scrive post ma mette spesso “mi piace” a quelli degli altri. Ed è già stato ribattezzato, per questa sua attenzione ai social, «un vescovo 2.0».

Tra i personaggi del suo mondo culturale e religioso, mons. Tardelli cita mons. Enrico Bartoletti, vescovo lucchese legato al Concilio e a Paolo VI, ma anche don Divo Barsotti, De Lubac e Ratzinger. Personaggi tra loro diversi che fanno di mons. Tardelli un vescovo non facilmente etichettabile. Piace ai conservatori ma anche ai progressisti. E non lo spaventano le divisioni dnell’ultimo sinodo. Dice: «Al di là dei temi specifici quello che è interessante è lo stile sinodale di un episcopato che discute per poi trovare una sintesi unitaria» . Parole che hanno il sapore di un messaggio inequivocabile per la diocesi pistoiese divisa e smarrita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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