Il Tirreno

Pistoia

IL DIBATTITO

«Piano paesaggistico da cestinare»

Fa tappa a Pistoia il tour toscano di Forza Italia per dire no al provvedimento regionale, accusato di bloccare lo sviluppo

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PISTOIA. Sono settanta le osservazioni al Piano paesaggistico provenienti dalla Provincia di Pistoia: 35 firmate da privati cittadini, 10 da aziende, 3 da ordini professionali, 21 presentate da 19 comuni e una dalla Provincia. Numeri messi nero su bianco nel corso del convegno organizzato dal gruppo regionale di Forza Italia, sesta tappa del giro delle province toscane che i consiglieri azzurri stanno effettuando per dire no al Piano paesaggistico e presentare le proprie proposte contro la decrescita. Evento a cui hanno partecipato anche categorie economiche e ordini professionali.

«Noi non ci siamo limitati a criticare il Piano, ma abbiamo ascoltato le critiche e i suggerimenti provenienti soprattutto dai settori produttivi, al contrario di quanto ha fatto la sinistra che ha calpestato le legittime istanze delle categorie economiche, dei professionisti, dei Comuni. È inaccettabile che chiusi in una stanza abbiano deciso di calpestare chi lavora quotidianamente, creando sviluppo», ha esordito il coordinatore provinciale di Forza Italia Pistoia Alberto Lapenna, prima di passare la parola al capogruppo in consiglio regionale Giovanni Santini.

«Settanta su un totale di 605, tante sono le osservazioni complessive depositate. Un numero, sia a livello regionale che provinciale indicativo del rigetto nei confronti di un Piano paesaggistico che, se approvato, negherebbe ogni possibilità di sviluppo e condannerebbe la Toscana a un declino irreversibile», ha aggiunto Santini.

Il consigliere regionale pistoiese Antonio Gambetta Vianna ha lamentato «un coinvolgimento parziale e marginale dei cittadini e degli attori sociali nella stesura del piano», mentre la portavoce dell'opposizione Stefania Fuscagni ha evidenziato un paradosso che tocca direttamente il distretto pistoiese: «La Regione da un lato definisce questo territorio a vocazione vivaistica, dall'altro, col Piano paesaggistico, punta il dito contro il vivaismo stesso, definendolo una minaccia per il paesaggio agricolo di pianura. La Regione è in evidente stato confusionale e non ha percorso la strada maestra che vede tutela dell'ambiente e sviluppo economico camminare assieme».
 
«I rischi che corre il vivaismo non sono i soli che interessano questa provincia: anche il turismo invernale potrebbe subire conseguenze negative se il piano dovesse essere approvato. Basti pensare al divieto di attingere le acque necessarie all'innevamento artificiale», ha ricordato il vicepresidente della Commissione regionale attività produttive Nicola Nascosti.

Gli interventi politici si sono conclusi con le parole del coordinatore regionale azzurro Massimo Parisi che ha ribadito l'auspicio di veder cestinato il Piano paesaggistico «che impone ai cittadini cosa e come fare, previa concessione del permesso. Tutto ciò che ha fatto grande la nostra regione nei secoli secondo la giunta non va bene e deve essere cambiato. Un approccio ideologico inemendabile. Crediamo giusto che siano i toscani a poter scegliere alle prossime elezioni tra chi presenterà un Piano di tremila pagine e chi, come Forza Italia, uno di tremila parole».

Coldiretti ha ricordato come il vivaismo rappresenti il 30% del Pil agricolo toscano su appena l'1% della superficie e impieghi, compreso l'indotto, circa 10mila persone, definendo "schizofrenico" il solo pensare di sostituire i vivai con pascoli, mentre gli architetti hanno parlato di "occasione perduta" rappresentata da un Piano che anziché semplificare ha aumentato le prescrizioni e i vincoli.
 

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