Il Tirreno

Pistoia

TRIBUNALE

Processo Untouchables, il sindaco di Pistoia depone per cinque ore

Massimo Donati
Il sindaco Samuele Bertinelli durante la sua testimonianza nell'aula penale del tribunale
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Il sindaco Samuele Bertinelli durante la sua testimonianza nell'aula penale del tribunale

Appalti pilotati: dure accuse di Samuele Bertinelli contro l'imputato eccellente Marcello Evangelisti, ex dirigente dei Lavori pubblici del Comune

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PISTOIA. Tecnicamente, a Palazzo di Giano, le chiamano “criticità”. In parole povere, irregolarità amministrative nell'affidamento dei vari appalti. E le relative determinazioni a firma del dirigente dell'ufficio lavori pubblici del Comune di Pistoia, Marcello Evangelisti, già dalla primavera 2011 erano finite nel mirino del Collegio di auditing del Comune di Pistoia. Nei mesi successivi, all'emergere di un numero di casi allarmante, la verifica si era trasformata in ispezione e, poi, in una vera e propria indagine interna, con risultati costellati di palesi violazioni delle normative e del rispetto dei criteri di trasparenza e rotazione tra le ditte incaricate negli anni dei lavori.

E di quelle criticità, delle proprie perplessità su quel dirigente "chiacchierato" e dall'atteggiamento "straordinariamente disinvolto", dei danni economici che anche per gli anni a venire rischiano di gravare sulle casse del Comune a causa di quegli espropri mai messi nero su bianco, di quei lavori affidati con atti "clamorosamente illegittimi", delle sponsorizzazioni per gli eventi organizzati dall'amministrazione comunale dalle stesse ditte vincitrici delle gare, il sindaco di Pistoia, Samuele Bertinelli, per cinque ore ha parlato venerdì 5 dicembre nell'aula penale del tribunale, sulla sedia dei testimoni del processo “Untouchables” sugli appalti pubblici pilotati.

Una deposizione fiume, in cui il primo cittadino, teste della pubblica accusa, snocciolando cifre e date, riassumendo conversazioni avute e relazioni passate dalle sue mani, ha ripercorso, rispondendo alle domande del pm Francesco Sottosanti, i suoi rapporti con l'imputato eccellente Marcello Evangelisti, tracciando i contorni di un personaggio dal singolare modo di operare che aveva avuto modo di cominciare a conoscere fin dal proprio ingresso a Palazzo di Giano come consigliere comunale.

L'ultima volta che ebbe modo di parlare con lui, fu due giorni prima che Evangelisti fosse arrestato assieme ad altre 22 persone, imprenditori edili, politici, dirigenti e funzionari pubblici che l'11 giugno 2012 vennero colpiti dalle ordinanze restrittive emesse dal gip del tribunale. Bertinelli si era insediato sulla poltrona di sindaco da appena un mese, dal 9 maggio precedente, ma aveva le idee ben chiare su ciò che doveva fare dopo che, durante il passaggio di consegne, quel giorno il suo predecessore Renzo Berti gli aveva consegnato una relazione dell'allora direttore generale del Comune, Renzo Ferri, sulla verifica ispettiva su tutti gli affidamenti effettuati dal dirigente dei Lavori pubblici con procedura negoziata, senza bandire gare d'appalto, nel triennio 2009-2011.

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Alla luce di quel documento e dei relativi allegati si convinse ancora di più che Evangelisti non poteva più continuare a ricoprire quel ruolo. Tanto più che già in campagna elettorale aveva già annunciato l'intenzione di procedere ad una radicale riorganizzazione dei servizi tecnici del Comune, con rotazioni e taglio dei dirigenti, e ad un profondo cambiamento dell'assetto complessivo dei Lavori pubblici.

«Di quella relazione - ha spiegato il sindaco Bertinelli in aula - mi colpirono in particolare due punti. Quello sugli incentivi di progettazione riconosciuti a Evangelisti e al suo staff tecnico, e quello sulle procedure di affidamento dei lavori pubblici. La conclusione di Ferri per il periodo esaminato era che fra il 2009 e il 2011 si era fatto ricorso soltanto o quasi alla procedura dell'affidamento diretto. Quella che avrebbe dovuto essere la regola, la procedura della gara aperta, era diventata l'eccezione. Rimasi molto colpito dagli aggettivi usati: gravissime irregolarità, violazione sistematica dei principi di trasparenza e rotazione tra le aziende…».

Talmente colpito che Bertinelli dette l'incarico al segretario generale Raffaele Pancari di ampliare quell'indagine ad altri anni e di accelerarla.

«In quel periodo - ha proseguito Bertinelli - parlai due volte con Evangelisti, come con tutti gli altri dirigenti comunali. La prima verso la fine della mia seconda settimana. E gli rappresentai i miei orientamenti sull'intenzione di riformare in profondità i servizi tecnici, valutando se tra coloro che ne avevano i requisiti ci fossero dirigenti intenzionati ad andare in pensione. Il riferimento a lui era evidente».

«E gli feci anche vedere – ha spiegato il sindaco – le conclusioni della relazione di Ferri, dagli esiti così pesanti e correlati alla sua posizione. La reazione di Evangelisti fu quella dell'invidiabilissima flemma di sempre. “Non m'importa nulla di questa relazione - mi disse in sintesi - Pancari non capisce nulla, il segretario comunale c'e l'ha con me e probabilmente anche tu ce l'hai con me. Quella dei Lavori pubblici è una materia complessa, che non si può improvvisare, dove c'è bisogno di esperienza. Un lavoro che io so fare. Se vuoi puoi andare alla Corte dei Conti e in procura. Io sono assolutamente tranquillo". Gli chiesi perché queste obiezioni non le aveva messe per iscritto per rispondere alle contestazioni. "Non avevo tempo, non mi interessava" mi rispose. E poi mi disse che lui non aveva la minima intenzione di andare in pensione e che avrebbe continuato a lavorare ovunque avessi deciso di metterlo».

E per fargli capire che il Comune aveva necessità di un dirigente come lui, che si assume le responsabilità, Evangelisti fece a Bartinelli un significativo esempio, riferendosi al Pistoia Festival che di lì a qualche settimana si sarebbe svolto in città.

«Mi disse che "quando si tratta di montare la piazza - prosegue il sindaco - per questi grandi avvenimenti, i pareri necessari, le commissioni tecniche, i fogli da riempire sono numerosissimi. E se hai un dirigente che per un bullone non avvitato non ti firma gli atti, si blocca tutto. Vedi, io firmerei. Io sono così". Il colloquio si concluse e io gli dissi di riflettere sul pensionamento. Due giorni prima degli arresti lo incontrai di nuovo. E fui molto più perentorio: se non vai in pensione, gli dissi, io procedo e non intendo confermarti come responsabile dei lavori pubblici. Mi disse che era una follia, che alla vigilia del Pistoia Festival io mi stavo assumendo la responsabilità di mandare via un "dirigente che risolve i problemi"».

Un dirigente che la mattina di due giorni dopo venne arrestato dagli investigatori della Digos.

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