Il Tirreno

Pistoia

carabinieri

In manette 34enne condannato per estorsione

Assunto in una officina metalmeccanica, l’uomo è originario della provincia di Napoli

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PISTOIA. Viveva da qualche mese a Pistoia, dove era stato assunto in una piccola officina metalmeccanica collegata alla Breda. Ma la residenza l’aveva conservata nel paese d’origine, in provincia di Napoli. Nel pomeriggio di mercoledì i militari del nucleo radiomobile di Pistoia hanno eseguito un ordine di carcerazione emesso dalla procura generale presso la Corte d’appello di Napoli nei confronti di Aniello Calafato, 34enne sorvegliato speciale originario della provincia di Napoli. L’uomo, condannato a 7 anni e 6 mesi di reclusione per estorsione e violenza privata continuati ed aggravati commessi nel 2010 a Saviano, in provincia di Napoli, sconterà la pena nel carcere, in cui è stato immediatamente trasferito.

Le vicende che hanno condotto Calafato in carcere sono state oggetto di una importante indagine condotta dai carabinieri della compagnia di Nola coordinati dalla Dda di Napoli. Nel luglio del 2010, furono loro ad eseguire 9 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti malavitosi affiliati al Clan Russo, fra i quali la persona arrestata ieri a Pistoia.

La banda era stata accusata di avere messo in atto in particolare pesanti estorsioni con richieste di “pizzo” superiori ai 5mila euro nei confronti di un commerciante. Quest’ultimo, minacciato di morte, aveva dovuto alla fine rinunciare alla sua prima attività, una cartolibreria. La vittima aveva poi tentato di condurre una nuova attività, aprendo una sala giochi ma senza successo in quanto aveva dovuto continuare a pagare ingenti somme agli stessi criminali, ed era stato costretto ad acquistare videogiochi da una ditta impostagli dal clan camorristico. Aveva però trovato il coraggio di rivolgersi alle autorità collaborando con gli inquirenti e consentendo loro di ricostruire il ruolo di tutti gli arrestati.

Aniello Calafato, accusato insieme ai complici dell’attività estorsiva e di violenza privata, secondo gli inquirenti faceva parte, prima del “salto di qualità” criminale, di un sodalizio fino a quel momento dedito al furto e ricettazione di auto nell’agro nolano.

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