Lutto
I carabinieri rendono omaggio alla famiglia
PISTOIA. Gli stati d’animo, le ansie, lo sconforto e i disagi, ma anche la fierezza, i consigli, le rassicurazioni e l’amore che i Carabinieri trasmettevano ai propri familiari anche in circostanze...
PISTOIA. Gli stati d’animo, le ansie, lo sconforto e i disagi, ma anche la fierezza, i consigli, le rassicurazioni e l’amore che i Carabinieri trasmettevano ai propri familiari anche in circostanze drammatiche.
“Il Carabiniere e la famiglia” è il tema del Calendario 2015 dell’Arma, presentato ieri mattina anche a Pistoia, nel comando provinciale di viale Italia. A fare gli onori di casa e a illustrare il rinnovarsi di una tradizione che va avanti ormai dal 1928, con la sola interruzione causata dalla Seconda guerra mondiale, è stato il tenente colonnello Andrea De Felice, vicecomandante provinciale.
Il Calendario, illustrato dal maestro Paolo Di Paolo, è giunto all'82ª edizione ed ha una tiratura di 1 milione e 250mila copie. Le tavole raffigurano spaccati della vita familiare dei carabinieri nel corso degli anni, con fotografie e lettere. Ad aprire però il susseguirsi di immagini e fotografie storiche, il dipinto “Il nastro rosso”, realizzato dalla studentessa Monica Aruta, vincitrice del primo premio per la categoria pittura del concorso artistico nazionale indetto dall’Arma in occasione del bicentenario della propria fondazione.
Poi, le immagini di vita quotidiana dei carabinieri al di fuori del servizio, con le loro famiglie, le loro lettere alle mogli, alle mamme, dalla guerra, dal fronte. Come quella che descrive sotto una luce diversa da quella dei libri di storia la battaglia di Pastrengo, la dura "vita di campagna", scritta a sua moglie dal capitano Bernardino Morelli di Popolo, comandante di uno dei tre squadroni Carabinieri che diedero vita alla famosa caricacontro gli austriaci il 30 aprile 1848. O quella inviata alla moglie dal capitano Alfredo Amenduni, dato per disperso durante la battaglia di Adua, il primo marzo 1896, ma poi tornato a casa sano e salvo ma con il rammarico di aver visto morire tanti compagni.
Tra le lettere, anche quella trovata addosso al carabiniere Orazio Greco, ucciso il 18 luglio 1915 nella battaglia del Podgora, mentre apriva un varco nei reticoli austriaci prima dell’assalto: “...tra poco attaccheremo. Se dovessi cadere – scriveva alla madre – non piangete, mandate gli altri fratelli quassù che ve n’è bisogno per la Patria».
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