Italia
Bechi: dubbi di opportunità sul passato
PISTOIA. A metà degli anni Duemila la Spes, allora nata da poco, si ritrovava con tanti soldi nel bilancio, derivanti soprattutto dalle vendite agevolate di una parte dei suoi alloggi agli...
PISTOIA. A metà degli anni Duemila la Spes, allora nata da poco, si ritrovava con tanti soldi nel bilancio, derivanti soprattutto dalle vendite agevolate di una parte dei suoi alloggi agli assegnatari. Inoltre l’edilizia era in una fase espansiva. Nacque così l’idea di far giocare alla Spes un ruolo attivo sul mercato immobiliare, non di semplice amministratrice di un patrimonio edilizio destinato agli strati sociali più in difficoltà. Una scelta che da subito suscitò polemiche, ma che la Spes potè avviare con l’appoggio dei Comuni all’interno del Lode, l’organismo di indirizzo politico della stessa società. Fu obbedendo a quell’indicazione che Spes acquistò nel 2005 per 4,4 milioni l’area ex Ricciarelli e si lanciò in una operazione simile a Pescia. Il recupero dell’ex Ricciarelli si è poi clamorosamente incagliato e solo ora il protocollo d’intesa appena definito (vedi articolo a fianco) cercherà di farlo ripartire. Ma nell’incontro delle due commissioni consiliari in cui si è parlato della vicenda, sono emerse anche valutazioni su quel periodo. E, come c’era da immaginarsi, per niente favorevoli. Duro lo stesso attuale presidente della Spes, architetto Paolo Bechi: “Non solo la Spes non è un operatore immobiliare tradizionale, ma personalmente ho anche dei dubbi che lo potesse in qualche maniera essere. Evidentemente una spa poteva farlo, saranno stati fatti tutti gli approfondimenti del caso, però c’è anche una questione di opportunità nelle cose”.
Gli ha replicato Alessandro Tomasi (Pistoia Domani): “lei ha dei dubbi, io considero l’operazione soltanto uno scandalo, dove sono compartecipi quelli che amministravano la Spes e la politica tutta, che a quell’epoca comprendeva il Lode”.
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