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Gibus, la rabbia dei lavoratori: licenziati senza un'ora di cassa integrazione
E il consulente al telefono parla di "rami secchi da tagliare". A rischio 9 dei 40 posti dell'azienda leader nella produzione di tende da sole
CASALGUIDI. Parla di «rami secchi da tagliare» il consulente della Gibus spa, Attilio Miotto, mentre fuori dai cancelli dell’azienda di tende da sole, al confine tra Quarrata e Calsalguidi, è in corso il presidio di protesta dei dipendenti organizzato da Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil. Nove gli operai che dalle otto alle dici di lunedì primo dicembre si sono riuniti fuori dalla Gibus insieme a Marco Ballati, Cgil, e Daniele Vaccaro, Cisl. Un numero identico a quello su cui il cda e il presidente Virgilio Pagnini hanno annunciato i licenziamenti.
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Per il personale che ha aderito allo sciopero, la procedura di mobilità aperta il 6 novembre scorso non può trovare giustificazione nella crisi che la società sta attraversando. «Hanno saltato i preliminari» taglia corto Adriano Lilliu, delle rsa. «Non è stata fatta nemmeno un’ora di cassa integrazione. Non è stato mai attivato alcun ammortizzatore sociale». In compenso, raccontano i dipendenti Gibus, proprio negli scorsi mesi era stato raggiunto l’accordo per il contratto multiperiodale che, in base ai patti, avrebbe dovuto spazzare via il rischio della cassa, e a maggior ragione quello dei licenziamenti. Il timore, spiega Federico Breschi, rsa, è che gli esuberi previsti siano il primo passo verso lo smantellamento del sito produttivo pistoiese. Sul reparto confezioni è già stata annunciata la chiusura e a rischiare sono in 3. Un altro posto a rischio è tra gli impiegati degli uffici. Gli esuberi colpiranno trasversalmente i vari reparti. Elena Biagiotti, Adriano Lilliu, Federico Breschi, Antonella Ferretti (da vent’anni alla Viropa, diventata Gibus srl e poi Gibus spa con la fusione del 2012), Massimiliano Mattucci, Tatiana Nelli, Giuseppe Badalamenti, Manuele Ruffa e Luca Vettori hanno scioperato.
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Altri 15 dipendenti sono entrati in azienda a lavorare. Il resto, su un totale di 40 dipendenti in forze a Casalguidi, erano a casa (come previsto dai contratti flessibili). I sindacati e le rappresentanza aziendali chiedono che siano ritirati i licenziamenti. Il prossimo incontro con la proprietà sarà quello istituzionale in Provincia. Miotto però, consulente della Gibus, dice che «l’intenzione è quella di mantenere fede alla procedura». Parla di uno studio sulla società, che impiega 164 dipendenti in 4 stabilimenti in Italia, firmato da un ingegnere. In base a questo «stiamo tagliando qualche ramo secco» dice. A Cuneo il 15 dicembre licenzieranno una quindicina di dipendenti. A Saccolongo non saranno rinnovati 10 contratti a termine, informa Miotto. «Qui – ribadiscono i dipendenti del sito pistoiese – il lavoro c’è. I colleghi che sono dentro a lavorare fanno lo straordinario. Quando ci sarà il picco produttivo – avverte Elena Biagiotti – non ce la faranno con nove dipendenti in meno». Gli operai parlano anche di assunzioni di direttori e manager a discapito della manodopera. Miotto però smentisce.
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