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"Dottor Africa", un viaggio nei contrasti tra Africa e Occidente

Elisa Valentini
La copertina dell'ultimo libro di Federico Pagliai
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La copertina dell'ultimo libro di Federico Pagliai

Nelle librerie dall'8 dicembre il nuovo libro dello scrittore Federico Pagliai: ":Là un Medioevo nei modi di vita, da noi nei rapporti umani". La dedica a Minnie, bambina orfana che vive coi fratelli e una mucca

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GAVINANA. Viaggio fra emozioni e realtà di un contrasto estremo. È “Dottor Africa” il nuovo libro dello scrittore montanaro Federico Pagliai, che dall’8 dicembre sarà in vendita nelle librerie italiane. Un’opera diversa dalle precedenti: lo scrittore esce per la prima volta dai crinali della montagna tosco-emiliana per raccontare le emozioni di un breve quanto intenso viaggio in Africa. “Prima ho fatto il turista in Kenya - spiega Pagliai – dove è già arrivato il consumismo e i bambini assalgono i turisti vedendoli come bancomat a due gambe. L’esperienza più vera è stata nel Sud Etiopia, lo scorso aprile, come volontario per la Hhpp (Humanitarian Help Poor People) in un ospedale gestito dalle suore francescane. La brevità del soggiorno, 10 giorni appena, mi ha spinto a immortalare ciò che vivevo e sentivo sul momento, con addosso ancora il sudore dell’Italia. Appunti alla rinfusa che poi, rientrato a casa, ho assemblato in questo libro”.

Il racconto inizia appunto col viaggio. “Addis Abeba è una metropoli, una città panico, precipizio orizzontale gremito di gente e di contrasti fra consumismo dilagante e strenua resistenza alla tradizione, dove le insegne della Coca cola convivono con le case di fango, e davanti alle concessionarie d’auto di lusso marciano asini carichi di paglia”. Poi il lungo viaggio a bordo di una jeep, destinazione Wasserà, e il vero salto nell’Africa, quella più vera, senza riferimenti temporali, “serbatoio di emozioni che o si ama o si odia”. Colori, profumi, suoni, modi di vita e di pensiero opposti alla quotidianità occidentale da cui nascono confronti e provocazioni. C’è il decoratore di cimiteri, perché lì la morte del figlio o del fratello è quotidianità, non realtà lontana; ci sono lo sceriffo apicoltore e il catturatore di serpenti perché molti come cura prediligono la magia ai farmaci portati dagli illuministi occidentali; ma soprattutto ci sono i bambini e le bambine che non fanno in tempo a vivere l’infanzia perché, non appena imparano a camminare, devono subito cominciare a lavorare la terra, fare le prostitute o a fare la guerra. “Così sanno improvvisare un gioco con niente – racconta Pagliai – eppure sono felici. Noi occidentali, con un pallone, diventiamo dispensatori di infanzia. Un’infanzia rubata là come da noi: per i nostri figli c’è invece un eccesso di custodia e si toglie loro anche la soddisfazione di costruirsi un gioco che regaliamo già confezionato”.

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“Dateci il nostro Medioevo quotidiano” è il sottotitolo del libro poiché “là c’è il medioevo nei modi di vita – spiega Pagliai- da noi il medioevo dei rapporti umani perché siamo una massa di soli. Questo libro è dedicato a Minnie, una bambina di 7 anni orfana di madre e abbandonata quando era piccola che vive in una capanna coi fratelli e una mucca e frequenta la scuola delle suore. Per lei la condizione di abbandono è la normalità e si meraviglia di ogni minima attenzione che riceve. Per me è l’emblema dell’Africa. C’è poi Abitj, bambino menomato di un braccio, non so come se la caverà”. “Questo viaggio mi ha fatto riflettere – prosegue Pagliai- scrivendolo mi sono commosso, ma ho evitato la retorica. E, in un periodo in cui si parla ogni giorno di immigrazione, mi ha fatto capire l’importanza di aiutare le persone nella loro terra”.

I proventi del libro saranno infatti devoluti per la costruzione di una infermeria nell’orfanotrofio di Timboni, in Kenya. “Credo che il volontario in Africa non debba essere considerato l’eroe di turno – conclude lo scrittore- è una esperienza in cui si dà aiuto per poi riceverlo a nostra volta sotto forma di emozioni che ci fanno capire l’importanza di tante cose e valori che abbiamo perduto. Esiste davvero il mal d’Africa”. La prima presentazione di DottorAfrica, che porta la prefazione del magistrato e scrittrice Jacqueline Monica Magi, sarà il 5 dicembre all’oratorio San Carlo di Monsummano. Seguirà il 6 dicembre a San Marcello.

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