Gioco
«Vivaismo danneggiato» Tutti contro la Regione
Scaduti i termini per la presentazione delle osservazioni al Piano paesaggistico L’Ordine degli agronomi: «Falso che sia una minaccia per le coltivazioni agricole»
PISTOIA. Hanno molto da ridire, in tanti, sul nuovo Piano paesaggistico regionale. Ieri scadevano i termini per la presentazione delle osservazioni in Regione. Dalle associazioni di categoria (Coldiretti, Cia, Confindustria) al Distretto vivaistico ornamentale (che per bocca del suo presidente Vannino Vannucci, agli specialisti del settore agricolo. Tutti le hanno presentate.
Francesco Bartolini, presidente provinciale dell’Ordine dei dottori agronomi e forestali, afferma che «è assolutamente erroneo mettere sullo stesso livello di criticità grave il consumo di suolo per nuove edificazioni e lo sviluppo di nuove infrastrutture con lo sviluppo del settore vivaistico. L’attività vivaistica esercitata nelle varie forme (pieno campo, vasetteria o coltura protetta) rientra a pieno titolo tra le attività agricole. Non si capisce come la sua espansione verso la pianura pratese possa essere considerata “una rilevante minaccia” per il residuale paesaggio agricolo di pianura». L’Ordine degli agronomi è sulla stessa lunghezza d’onda di Vannucci e delle associazioni. «Il vivaismo è il primo a proteggere l’ambiente e il territorio», ha affermato Vannucci alcuni giorni fa, annunciando l’invio di una serie di osservazioni di concerto con le associazioni di categoria. Alessandro Coppini, direttore della Cia, parla «di errori gravi e potenzialmente tragici contenuti nel Piano, come l’affermazione che “il vivaismo assume aspetti estesi di monocoltura”. Un controsenso, nel distretto vivaistico sono presenti 4-5mila specie di piante».
L’Ordine degli agronomi fa notare che «l’attività vivaistica nel Pistoiese è quella maggiormente rilevante, e nonostante il protrarsi della crisi economica, riesce ancora a produrre e investire, creando reddito e occupazione. Si ritiene che in molti casi abbia il merito di aver scongiurato l’espansione incontrollata di zone industriali, commerciali e artigianali, come invece avvenuto a Prato, dove ormai l’attività agricola ha un valore decisamente minore». Bartolini contesta «la superficialità del quadro conoscitivo riguardo al sistema-vivaismo. Le attività vivaistiche si compongono sia di impianti di vasetterie, che di colture protette e aree coltivate a pieno campo. Nel lavoro effettuato dal Pit, invece, le aree a vivaio non sono state distinte, ma classificate genericamente in un unico morfotipo. Le aree a seminativi tradizionali, invece, sono state distinte in più morfotipi. Sembra che le aree a vivaio non siano nemmeno state considerate come agricole ma piuttosto come aree insediative. Un serio e approfondito lavoro di classificazione delle aree a vivaio permetterebbe ai Comuni di pianificare al meglio le scelte future ed eseguire controlli sulla legittimità delle opere realizzate».
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