Il Tirreno

Pistoia

Bilancio fantasma in Comunità montana esposto alla procura

di Elisa Valentini
Bilancio fantasma in Comunità montana esposto alla procura

Il comitato per il recupero dell’ammanco ipotizza il reato di omissione di atti d’ufficio. Si difendono gli ex vertici

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SAN MARCELLO. Una denuncia-querela per i reati di rifiuto e omissione di atti d'ufficio: sette cittadini della Montagna pistoiese, appartenenti al Comitato per il recupero ammanco in Comunità Montana, l’hanno firmata e depositata ieri mattina nell’ufficio del procuratore capo di Pistoia.

I cittadini “offesi”, nel documento, rilevano l’inesistenza del bilancio consuntivo 2010 della Comunità Montana, mai approvato né reso pubblico. Ricordano di aver chiesto spiegazioni in merito alla presidente della Provincia, da cui, spiegano, non hanno ricevuto risposta. Tale mancanza emerge anche dal una delibera del consiglio provinciale del 29 novembre 2013, in cui si evidenzia che “l'ultimo bilancio consuntivo approvato è riferito all'esercizio 2009”.

I firmatari chiedono dunque il motivo per cui l'ente non è stato commissariato da parte del prefetto, come previsto dal Tuel, e sporgono querela per omissione d'atti d'ufficio e per tutti gli altri reati che possano ravvisarsi, verso tutti quei soggetti che avrebbero commesso o comunque agevolato le manovre finalizzate all'ammanco, con la riserva di costituirsi parte civile nell’eventuale processo penale.

Per l’ammanco in Comunità montana, nei mesi scorsi, oltre all'ex economo Giuliano Sichi, sono state rinviate a giudizio altre 9 persone, fra cui due revisori dei conti.

Dal canto loro i componenti della giunta dei sindaci in carica nel 2011 in Comunità montana spiegano le ragioni della mancata approvazione del consuntivo 2010, che sarebbe dovuta avvenire entro il 30 aprile 2011. «Quel bilancio non è mai stato approvato - spiega l'ex presidente, Carluccio Ceccarelli – perché non c'erano le condizioni per farlo. Avevamo già richiesto più volte, invano, chiarimenti in merito ad alcune partite, in particolare i residui (le voci di bilancio risultate più compromesse secondo l'indagine contabile svolta da Luca Eller, ndr), all’area contabile, per cercare di capire la composizione di questi importi che nessuno ci sapeva spiegare. Nel marzo 2011 avvenne la scoperta dell’ammanco. Se avessimo approvato quel bilancio, dunque, avremmo ratificato partite non veritiere. Da allora sono state presentate tutte le denunce del caso, abbiamo chiamato il dottor Eller per l'indagine sui conti e costituito l'ufficio per i procedimenti disciplinari. Ci siamo anche rivolti alla Corte dei Conti, fornendo la documentazione necessaria, alla procura, al prefetto, alla Regione e alla Provincia. Da allora siamo andati avanti solo con la gestione ordinaria. Se avessero commissariato l'ente, ci avrebbero sollevato da molte difficoltà».

«Quel fatto ci spiazzò, tutto si bloccò – prosegue Luca Bernardi, allora assessore comunitario al Bilancio – Come si fa a predisporre, anche tecnicamente, un consuntivo con risorse che mancano, capitoli mischiati, partite fasulle? Chiamammo anche un ragioniere esterno molto competente per provare a sbrogliare la situazione, ma dopo qualche mese rinunciò. Nessuno si sentiva di certificare quel bilancio. L'unica soluzione, se possibile, sarebbe stata quella di chiudere e riaprire l'ente con un contabilità ex novo».

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