Il Tirreno

Pistoia

I pistoiesi? Vitali e più collaborativi

di Alessandra Tuci
I pistoiesi? Vitali e più collaborativi

Presentata alla Fondazione Caripit una ricerca del Censis sui cambiamenti provocati dalla crisi nella nostra società

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PISTOIA. Vitalità: questa è la parola d’ordine che dilaga tra i pistoiesi. Per certi versi sorprendente è apprendere che il 60% dei nostri concittadini si senta vitale. Questo il dato che emerge dalla ricerca effettuata dal Censis (Centro studi investimenti sociali) nella provincia di Pistoia e presentata alla fondazione Caript da Giuseppe De Rita, presidente Censis, e dal ricercatore Giulio De Rita. «Dove ci sta portando questa crisi? Dove rivolge le sue ambizioni questa società? Nonostante la crisi stia logorando, i pistoiesi cercano nuove soluzioni ed una maggiore collaborazione tra di loro, specialmente all’interno di micro realtà», spiega De Rita. «Con questa ricerca sono stati valutati i valori che possono portare ad un’uscita dalla crisi – esordisce Ivano Paci, presidente fondazione Caript – emerge tra i pistoiesi una gran voglia di fare, di lavorare, anche con una maggiore disponibilità verso l’altro. Eppure bisogna rendersi conto che molte cose non saranno più come prima: quando la crisi finirà, i pistoiesi dovranno capire che, in molti casi, non potranno più tornare a fare le cose di prima, i lavori di prima».

La ricerca del Censis è stata pubblicata in un libretto intitolato “Il ritorno del pendolo”. Ma cosa significa questo titolo? «Stiamo assistendo ad un ritorno indietro, un ritorno ad altri valori come la collaborazione, la condivisione, anche se non sappiamo bene ancora dove andremo – commenta Giulio De Rita, ricercatore Censis –. Per esempio nelle imprese ha reagito meglio all’urto della crisi chi ha saputo rinunciare alla titolarità dell’impresa ed al proprio individualismo a favore di collaborazione e coesione». Tra i dati della ricerca spicca la voglia di altruismo che sembra addirittura rafforzarsi a Pistoia: il 36,7% dei cittadini si dice molto disponibile a far visita agli ammalati e di trovare molta più gratificazione che nel dedicarsi a se stesso, come l’andare in palestra (solo il 16%). I pistoiesi preoccupati sono l’80%, ma solo il 9% si sente veramente disperato, mentre un buon 45% vorrebbe fare qualcosa ma non sa cosa. Il rapporto con il proprio territorio è molto più forte di quel che si immagina: il 34% dei pistoiesi ritiene onesti i propri concittadini. Tema lavoro: quanta carica dà collaborare bene con i propri colleghi? Il 65% risponde tantissima. Meno aspettative nel settore rappresentanza, dato che pochissimi si sentono rappresentati nei bisogni, necessità ed interessi. «Ma attenzione –conclude De Rita – il ritorno al pendolo è per buona parte un ripiegamento su se stessi: si cerca la socialità per sfuggire alla competizione». Giuseppe De Rita sottolinea poi l’aspetto della trasmissione. «Qual è il compito dei vecchi? La trasmissione», dice il sociologo. Ma cosa si trasmette? «Fino a poco tempo fa dilagava l’individualismo: divento ricco, faccio crescere la mia famiglia. Era il primato della soggettività. Ma se adesso c’è un ritorno del pendolo, vuol dire che qualcosa è stato trasmesso: stiamo ritornando alla tradizione del bene comune. Ma attenzione: non è detto che questo pendolo vada verso la collettività, ma verso il rattrappimento. Ognuno si è rattrappito nella sua famiglia, nelle sue amicizie. Reinventiamo le cinghie della trasmissione».

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