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Proteste per la chiusura del bar

Proteste per la chiusura del bar

I genitori di 200 ragazzi dell’Ac Capostrada: «Gravi disagi»

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PISTOIA. I genitori dei bambini e dei ragazzi che si allenano all’impianto sportivo Legno Rosso protestano per la mancanza di un bagno per gli adulti e di un bar dove comprare una bottiglia d’acqua e un panino ai propri figli appena finiti gli allenamenti. Il ristorante-pizzeria, gestito dall’ex calciatore del Cagliari Comunardo Niccolai e dal figlio Antonio infatti, è chiuso da alcune settimane, e il Comune (proprietario dell’impianto) non è al momento in grado di dire quando e se potrà riaprire. «Con il bando di gara per l’affidamento della gestione del Legno Rosso - spiega l’amministrazione in una nota - si sono rese necessarie anche verifiche degli spazi che ospitavano bar e ristorante. Sono emerse tutte una serie di irregolarità. I locali, infatti, non avevano i requisiti previsti dalla legge». Pertanto al momento «non è possibile dare l’autorizzazione all’apertura, perché il Comune non può autorizzare la gestione di un fondo che non rispetti le caratteristiche previste dalla legge in materia urbanistico-edilizia e igienico-sanitaria».

I genitori di 200 ragazzi dell’Ac Capostrada, in una lettera, spiegano invece i motivi del loro disagio: «Non poter acquistare per i propri ragazzi una bottiglia d’acqua o un panino dopo l’attività sportiva. Con la chiusura dell’esercizio pubblico, poi, non è possibile ai genitori accedere ai bagni. Oltre al disagio, c’è il danno in un momento di crisi economica per un’attività commerciale che potenzialmente potrebbe funzionare benissimo, frequentata giorno e sera».

Luca Pullerà, presidente della società sportiva Futsal, che da agosto ha in gestione l’impianto, spiega: «Ci spiace per il disagio, che comunque non è dipeso da noi. Il Comune ha riscontrato delle irregolarità, promettendo il proprio impegno per risolvere una situazione che, tra l’altro, sta lasciando al momento senza lavoro diverse persone. Un bagno per gli adulti e i disabili è disponibile nello spogliatoio piccolo, il numero 1. Oggi (ieri, ndr) abbiamo acquistato due distributori automatici di bibite e snack. Li abbiamo messi all’ingresso della palestra. Per ora - conclude - è quello che possiamo fare».

Tiziana Gori

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