Il Tirreno

Pistoia

Sale operatorie inutilizzate per mancanza di personale

di Tiziana Gori
Sale operatorie inutilizzate per mancanza di personale

Pistoia, mentre le liste d’attesa per interventi ordinari come ernie e colecisti si allungano i sindacati invitano l’Asl al confronto: «Pochi operatori e pochi posti letto»

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PISTOIA. Nove sale operatorie su 12 (13 con la sala parto) attive al mattino, 3 al massimo di pomeriggio. Un potenziale non sfruttato a distanza di 14 mesi dall’inaugurazione dell’ospedale San Jacopo che induce Cgil, Cisl e Uil di categoria a chiedere all’Azienda una riflessione e un confronto. Questo alla luce del fatto che le liste d’attesa per operazioni meno “impegnative” come colecisti ed ernie hanno tempi lunghissimi (dai 18 mesi ai due anni). «Se per le emergenze, come i tumori, le operazioni vengono eseguite con celerità - afferma Massimo Baldecchi, segretario provinciale della Cisl Funzione pubblica - per gli interventi in cui il paziente non corre pericolo di vita i tempi di attesa sono lunghi. Così come per un’eccellenza della sanità pistoiese, la chirurgia bariatrica (obesità patologica)».

Le sale operatorie non girano al 100% e neanche al 90%. Al meglio funzionano 9 sale al mattino (8 ordinarie e la sala operatoria per le urgenze), 3 al pomeriggio (2 ordinarie e sempre quella per le urgenze). Il motivo principale è la carenza di personale di tutte le professionalità (chirurghi generali, chirurghi specialisti, anestesisti, ferristi, infermieri di sala ecc.). Per carenza, afferma Corrado Catalani, della Cgil Medici, s’intende «sia una carenza numerica (che non è omogenea in tutte le specialità) sia una carenza qualitativa. Ad esempio, puoi avere in organico 20 chirurghi ma se solo 5 hanno competenze per operare o per operare ad un certo livello, l’attività delle sale è condizionata a quest’ultimo numero e non al totale dell’organico. Per rimediare bisognerebbe attuare formazione “sul campo”, che manca quasi del tutto».

«Nei setting (reparti, ndr) - spiega Baldecchi - sono confluiti 8 infermieri in esubero dall’ospedale di San Marcello e in sala operatoria 3 da Pescia. Nonostante questi il personale non è aumentato, anzi. Avevamo 52 infermieri nel blocco operatorio del Ceppo, ce ne sono 53 al San Jacopo. Nonostante l’Azienda abbia assicurato il rispetto del turn over nel 2014, dobbiamo fare i conti con un aumento delle prestazioni e con gravidanze e lunghe malattie spesso non sostituite». L’aumento dell’attività chirurgica del San Jacopo rispetto al Ceppo è dovuta a più fattori, e solo in piccola parte, afferma la Cgil, ad un aumento reale. In larga parte il motivo risiede nello spostamento e nella concentrazione degli interventi da tutta la provincia al San Jacopo: la chirurgia “maggiore” (otorinolaringoiatria e urologia) di Pescia è stata portata da Pescia a Pistoia, mentre al Cosma e Damiano sono rimasti gli interventi in day surgery, la litotrissia (rottura dei calcoli renali) e la sala parto. La parte interventistica della ginecologia è stata portata a Pistoia, come le operazioni di tumore alla mammella e la gran parte dei tumori operabili in videolaparascopia».

«Ma il punto decisivo - afferma Catalani - è il numero di posti letto disponibili per la degenza chirurgica. Non adeguati per sostenere un’eventuale attività delle sale a pieno regime. Il sistema sanitario toscano risente di uno sbilanciamento eccessivo verso i poli universitari di Careggi e Pisa, al quale corrisponde un sottodimensionamento delle Asl territoriali in termini di posti letto e probabilmente anche di risorse umane. Ne consegue - sostiene Catalani - che il San Jacopo, anche se portato al massimo regime di efficienza, non potrebbe rispondere alle esigenze di ricovero dei pistoiesi. In conclusione, abbiamo pochi posti letto dedicati per molte sale operatorie in un profilo organizzativo che continuerà a generare fughe di pazienti».
Di ospedale «sottodimensionato parla anche Baldecchi: «Un ospedale per intensità di cure, come il San Jacopo, dovrebbe accogliere soprattutto i casi acuti. Ma abbiamo una medicina con pazienti in età media alta e patologie gravi (polmonari, vascolari, cardiache) per i quali spesso ci appoggiamo ai posti letto della chirurgia. Mancano poi i filtri sul territorio: case delle salute non realizzate, letti di cure intermedie al Villone Puccini e nelle Rsa non attivati o attivati solo in minima parte. Pistoia è ancora “ospedalocentrica” in un sistema che punterebbe al decentramento delle cure».

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