Il Tirreno

Pistoia

Domenico, 2mila chilometri a piedi da Reggio Calabria a San Marcello

di Elisa Valentini
Domenico, 2mila chilometri a piedi da Reggio Calabria a San Marcello

Bini è tornato a casa dopo aver percorso per oltre 100 giorni l’Italia: «Il ricordo più bello? Camminare due giorni con i giovani escursionisti diretti ad Assisi»

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SAN MARCELLO. Grande festa, con tanto di coriandoli colorati e spumante, per Domenico Bini, l’escursionista 68enne di Bardalone, rientrato ieri mattina a San Marcello dopo aver percorso, per sfida personale, più di mezza Italia a piedi, da Reggio Calabria al paese montano. Circa 2mila chilometri, macinati quasi tutti da solo in 83 giorni di cammino. Una ventina in meno, dunque, rispetto alla tabella di marcia che ne prevedeva 114.

Ad attenderlo, in piazza Matteotti, c’erano l’assessore allo sport di San Marcello, Luca Buonomini, e un gruppo di amici fra cui Francesco Gaggini che ogni dieci giorni ha spedito a Domenico un pacco postale con la cartografia delle tappe successive. «Francesco è la mente, io le gambe» dice Domenico. Le suole consumate degli scarponi non gli hanno tolto la voglia di scherzare. E di camminare. Tanto che, giunto a San Marcello alle 10, prima di scendere in piazza, Domenico ha percorso a piedi, andata e ritorno, la strada fino al cartello d’inizio del paese per una foto. Lo abbiamo accompagnato, incantati dal racconto, mai esagerato, ma di per sé pura avventura. 8 le regioni e centinaia i comuni attraversati. «Impossibile ricordarli tutti – spiega Domenico – le tappe più importati le ho incise sul mio bastone». Tutto però è fissato in 9 diari e 9 schede di foto che l’escursionista ha inviato ogni dieci giorni, a mezzo posta, all’amico Francesco che ha tenuto aggiornata la pagina Facebook dedicata all’impresa “100 giorni in Appennino”. Tanti i volti incrociati lungo il cammino e, ovviamente, molti gli imprevisti. Ora Domenico ha addosso qualche chilo in meno, la barba è un po’ lunga. «Me la sono fatta dal barbiere solo 4 volte – racconta - le ho persino annotate sul diario».

Domenico era partito il 30 giugno da San Marcello, zaino in spalla e una lettera di accompagnamento dell’amministrazione comunale e lo sponsor Nencini sport. «Giunto in treno a Reggio Calabria – racconta – mi sono messo alla ricerca del palazzo comunale per incontrare il commissario che era stato avvisato del mio arrivo. In quei giorni, però, il vecchio commissario se n’era andato e mi sono trovato davanti il prefetto che non sapeva chi fossi». Tutto però si è risolto per il meglio e,dopo uno scambio di gagliardetti, Domenico è partito a piedi il 3 luglio sul Sentiero d’Italia, i primi giorni accompagnato dal personale del Cai locale. «Nel Sud il Sentiero quasi non esiste – spiega – non c’è la cultura di camminare ed è poco manutenuto, in alcuni tratti franato. Mi sono perso 4 o 5 volte. Una sera era già buio e ho dormito in una radura nel bosco. Solo al mattino sono riuscito a scendere col Gps ad una abbazia. Poi ho trovato un casolare dove un signore molto ospitale mi ha preparato un piatto caldo. Più volte ho trascorso la notte in luoghi di fortuna, come di fianco ad un santuario e nella veranda di un ristorante».

L’impresa di Domenico ha scatenato un sistema di informazione a catena: i vari comuni si annunciavano l’un l’altro il passaggio dell’escursionista che, quando ha potuto, ha fatto apporre sul proprio diario il timbro con lo stemma della città. «Sul sentiero verso il passo della Futa sono scivolato – ricorda – mi sono tenuto per qualche giorno una sbucciatura ed un dolore al ginocchio, per fortuna niente di grave. Entrato in Toscana ho incontrato anche qualche giorno di pioggia forte». «Il ricordo più bello? L’incontro a Trevi (Lazio) con un gruppo di 18enni escursionisti – racconta – ho camminato con loro per due giorni, fino ad Assisi, con tanta allegria, anche se mi sentivo il nonno. Certo che camminerò ancora – conclude – presto studierò l’itinerario per il prossimo anno, a patto di trovare qualcuno che lo percorra insieme a me».

«Una grande impresa – commenta l’assessore Buonomini – Domenico ha dimostrato la grande forza di volontà che caratterizza i montanini di Pistoia, portando un messaggio di unità e fratellanza in tempi non facili non solo per il nostro Paese».

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